(in memoria di James Senese, 1945-2025)
❖ Le origini del suono
I Napoli Centrale nacquero nel 1975 dal secondo nucleo degli Showmen, una delle formazioni di rhythm & blues più raffinate della scena italiana degli anni Sessanta, dove militava anche Elio D’Anna (poi negli Osanna e nei Nova).
Dopo lo scioglimento della band, James Senese (sax e voce) e Franco Del Prete (batteria), insieme al tastierista americano Mark Harris e al bassista inglese Tony Walmsley, crearono una miscela esplosiva di jazz-rock elettrico e musica popolare napoletana, con echi di Weather Report e venature progressive.
❖ Il battito del Sud
Il primo singolo, Campagna, cantato in dialetto napoletano, ottenne un successo clamoroso.
L’album d’esordio, Napoli Centrale (1975), impose all’attenzione nazionale una voce nuova e potente: testi sociali, denuncia delle sperequazioni tra Nord e Sud, e un suono originale, compatto, viscerale.
La band ebbe un’intensa attività live, culminata nella partecipazione alla Festa del Proletariato Giovanile al Parco Lambro (giugno 1975).
Poco dopo, Harris e Walmsley lasciarono la formazione, ma l’avventura continuò con ancora più determinazione.
❖ La stagione d’oro
Il secondo album, Mattanza (1976), coinvolse grandi nomi come Bruno Biriaco (Perigeo) e Agostino Marangolo (Flea, Goblin).
Fu la conferma di una maturità artistica: un jazz mediterraneo, sociale e urbano.
Nello stesso anno, i Napoli Centrale vennero invitati al prestigioso Festival jazz di Montreux, consacrando la loro statura internazionale.
Il successivo Qualcosa ca nun more (1977) portò nuovi musicisti e nuove sfumature jazzistiche.
In occasione di un tour alle Feste dell’Unità, si unirono un giovanissimo Pino Daniele al basso e Ciro Ciscognetti alle tastiere.
Ma i tempi stavano cambiando rapidamente, e poco dopo la band si sciolse.
❖ Il ritorno e la seconda vita
Nei primi anni ’90, la storia riprese il suo corso.
James Senese e Franco Del Prete riformarono i Napoli Centrale con nuovi compagni di viaggio.
Il disco Jescealla (1992) alternava vecchi brani rivisitati a nuove composizioni influenzate dal reggae e dalla cultura afroamericana.
Seguì ’Ngazzate nire, un manifesto di rabbia e resistenza, dove la voce di Senese e la penna di Del Prete restituivano la complessità della vita a Napoli: dolore, orgoglio, libertà, fatica quotidiana.
❖ La fiamma che non si spegne
Nel 2001 uscì Zitte! Sta venenn’ ’o mammone, un album energico e corale, con ospiti illustri come Lucio Dalla, Enzo Gragnaniello, Raiss (Almamegretta), Zulù (99 Posse) e Rino Zurzolo.
Fu la prova che il fuoco dei Napoli Centrale ardeva ancora, e che la loro musica restava un ponte tra generazioni e linguaggi.
Nel 2007 arrivò Paisà, un disco intenso e moderno, in cui Senese e Del Prete riaffermavano la dignità di un suono napoletano cosmopolita, fedele alle origini ma proiettato nel futuro.
Nel 2016, ’O Sanghe segnò un nuovo vertice: un album potente, colmo di rabbia e speranza, vincitore della Targa Tenco come miglior disco in dialetto.
Era il ritorno definitivo del mito.
❖ La perdita e l’eredità
Il 2020 segnò la scomparsa di Franco Del Prete, cuore ritmico e poetico del gruppo.
James Senese, pur ferito, continuò a suonare: perché la musica, per lui, non era un mestiere ma un modo di respirare.
Nel 2018 era uscito anche Napoli Centrale featuring James Senese, un disco ponte tra passato e presente, dove Senese raccoglieva la sua eredità in chiave contemporanea, riaffermando il legame profondo con le proprie radici.
Così, a cinquant’anni dalla nascita della band, Napoli Centrale rimane soprattutto un’idea: una fusione irripetibile di jazz, protesta, dialetto e verità.
Un linguaggio che ha reso Napoli parte del mondo, e il mondo parte di Napoli.
James Senese – L’uomo solo e il suono del mondo
Quando le luci si spegnevano sul palco dei Napoli Centrale, restava la sagoma di James.
Solo con il suo sax, figlio di due culture, testimone di due destini.
Fin dagli anni Ottanta Senese alternò progetti solisti e collaborazioni, cercando un equilibrio tra spiritualità, rabbia e dolcezza.
Il suo primo album, James Senese (1983), aprì il cammino: un jazz urbano e meticcio.
Con Alhambra (1988) esplorò toni più lirici e mediterranei; Hey James (1991) unì groove e introspezione, radici e modernità.
Nel 2000 arrivò Sabato Santo, disco intenso e quasi sacro, e nel 2003 due prove fondamentali: Tribù e Passione (con Enzo Gragnaniello e Rino Zurzolo) e Passpartù, elegiaco e raccolto.
Dopo un lungo silenzio, tornò nel 2012 con È fernut’ ’o tiempo, album di malinconia e riscatto.
Poi, con i James Senese Napoli Centrale (JNC), pubblicò James Is Back (2021) e Stiamo Cercando il Mondo (2023): dischi maturi, dove la denuncia si trasforma in poesia, e il sax diventa voce dell’anima.
Infine, nel 2025, il suo testamento spirituale: Chest nun è ’a Terra Mia.
Un disco che suona come un abbraccio e un addio, una dichiarazione d’amore alla sua città, alla sua gente, alla vita.
Discografia solista essenziale
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James Senese (1983)
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Alhambra (1988)
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Hey James (1991)
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Sabato Santo (2000)
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Tribù e Passione (2003, con Enzo Gragnaniello e Rino Zurzolo)
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Passpartù (2003)
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È fernut’ ’o tiempo (2012)
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James Is Back (2021, JNC)
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Stiamo Cercando il Mondo (2023, JNC)
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Chest nun è ’a Terra Mia (2025)
Epilogo
Con la scomparsa di James Senese, se ne va non solo un grande musicista, ma una coscienza poetica del Sud.
Il suo sax ha raccontato più di mille parole: la fatica, la rabbia, la pietà, l’amore, la fierezza di una città e di un popolo.
Ma la sua voce, che era insieme sangue e vento, non si spegne: continuerà a risuonare nei vicoli, nei cuori e nella memoria di chi crede ancora che la musica possa dire la verità.


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