sabato 11 ottobre 2025

Osanna – La maschera e l’anima




Cinquant’anni di musica, arte e identità partenopea raccontati attraverso una delle esperienze più visionarie del rock italiano.

Dalle prime sperimentazioni nei vicoli di Napoli fino al docu-film Osannaples, il percorso degli Osanna è un viaggio tra teatro, suono e poesia, dove la maschera diventa simbolo di libertà e la musica rito collettivo.

 


Le origini

Ci sono storie che nascono da un sogno e diventano parte della memoria collettiva di un’intera generazione. Quella degli Osanna è una di queste: una storia di musica, di visione e di coraggio artistico.

Tutto comincia a Napoli, nei tardi anni Sessanta, quando un giovane Lino Vairetti – voce, mente e cuore del gruppo – muove i primi passi tra piccole formazioni come I Volti di Pietra e I Collegiali, alla ricerca di un suono nuovo, autentico, capace di fondere rock, teatro e spirito mediterraneo.

Nasce così Città Frontale, con musicisti come Gianni Leone (poi nel Balletto di Bronzo): giovani napoletani accomunati dal desiderio di fondere il rock con le inquietudini sociali e le sonorità della propria terra.

Città Frontale è già un manifesto: la città reale e “frontale”, cioè la parte del cervello che elabora emozioni e decisioni. Da questo cortocircuito tra pensiero e istinto nasce una musica cruda, teatrale, psichedelica e profondamente napoletana. Un laboratorio decisivo, da cui nel 1971 prende vita una nuova formazione destinata a lasciare un segno profondo: gli Osanna.


Gli anni d’oro

La formazione originaria

  • Lino Vairetti – voce e chitarra acustica               
  • Danilo Rustici – chitarra e voce
  • Elio D’Anna – flauto e sassofono
  • Massimo Guarino – batteria e percussioni
  • Lello Brandi – basso elettrico

 

Gli Osanna non vogliono soltanto suonare: vogliono mettere in scena un’esperienza totale, dove musica, corpo e immagine si fondono in un rito collettivo. Trucchi, maschere, velluti, piume, simboli: il palco diventa una tela. 

 

Non imitano i Genesis o i Pink Floyd: portano sul palco un rock mediterraneo, teatrale, dove la melodia italiana incontra la potenza del progressive. Diventano presto il simbolo di una Napoli che vuole rinascere attraverso l’arte, la ribellione e la bellezza.


 

 L’uomo (1971)

L’uomo, pubblicato nel 1971, segna il debutto prorompente degli Osanna e l’inizio di un viaggio musicale unico nel panorama del rock progressivo italiano.Un disco che mette al centro l’essere umano, la sua inquietudine, il bisogno di libertà e la tensione verso l’autenticità.Già da questo primo lavoro emerge la cifra della band: un rock mediterraneo, teatrale, sanguigno e visionario, capace di fondere forza istintiva e raffinatezza concettuale.

Il disco si apre con “Introduzione”, brano carico di tensione e mistero, che prepara l’ascoltatore all’impatto emotivo dell’opera. Subito dopo, “L’uomo”, con la sua voce teatrale e le chitarre graffianti, si impone come manifesto della poetica degli Osanna: un grido di consapevolezza, di ribellione e di ricerca.
Con “Mirror Train” il suono si fa più psichedelico e pulsante, mentre “Non sei vissuto mai” scava nell’interiorità, in un’atmosfera sospesa e riflessiva.
“Vado verso una meta” riporta energia e slancio, un rock diretto e viscerale che esprime la tensione verso il cambiamento, mentre “In un vecchio cieco” introduce un momento di intima poesia, una pausa carica di drammaticità e dolcezza.
Poi arriva “L’amore vincerà di nuovo”, lirica e intensa, dove la melodia italiana incontra la visione onirica del progressive.
Il tono torna aspro e teatrale in “Everybody’s Gonna See You Die”, un brano di forte impatto emotivo, quasi un’esplosione di consapevolezza e destino, fino alla chiusura energica e vitale di “Lady Power”, che suggella il disco con una forza travolgente e liberatoria


Un debutto come rito e dichiarazione poetica

L’uomo non è soltanto un disco: è un manifesto artistico.
Il rock, per gli Osanna, non è mero intrattenimento ma racconto, rito collettivo e poesia sonora.
In queste tracce si avverte già la volontà di superare i confini tra musica, teatro e spiritualità, ponendo l’essere umano al centro di una narrazione vibrante e universale.

È da qui che inizia il loro cammino: un percorso fatto di coraggio, contaminazioni e sperimentazione, che porterà la band napoletana a diventare una delle voci più autentiche e visionarie del progressive mediterraneo.

 
Preludio, Tema, Variazione, Canzona - Milano Calibro 9 (1972)

Nel 1972 gli Osanna affrontano una sfida unica: trasformare le idee sinfoniche del celebre compositore Luis Enríquez Bacalov in un linguaggio rock viscerale e teatrale, dando vita alla colonna sonora del film noir Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo. Il risultato è Preludio, Tema, Variazioni e Canzona, un’opera sospesa tra due mondi: la scrittura orchestrale raffinata e la potenza primordiale del rock.

Il disco si apre con “Preludio tema variazioni e canzona”, suite che unisce l’impianto orchestrale di Bacalov alle sonorità elettriche e taglienti del gruppo, alternando momenti di lirismo e improvvise esplosioni di energia. Da subito è chiaro che non si tratta di una semplice colonna sonora: è un vero concept sonoro, dove la musica non accompagna le immagini, ma le espande e le interpreta.
“Variazioni su tema” e “Tema” traducono in musica il respiro del film — la tensione urbana, il dramma morale, la violenza trattenuta — attraverso un dialogo serrato tra archi e chitarre, fiati e batteria, in un intreccio dinamico e magnetico.
Poi arrivano gli Osanna nella loro dimensione più pura e teatrale con “There Will Be Time”, brano cantato in inglese, in cui la voce di Lino Vairetti si muove tra malinconia e speranza, evocando un’umanità ferita ma ancora viva.
La tensione prosegue con “Un dolce sapore di morte”, costruita su un crescendo inquietante e lirico insieme, fino a “Ballata”, dove il tono si fa più intimo e struggente.
La chiusura con “Finale (tema ripreso)” riporta l’ascoltatore al tema iniziale, ma come dopo un viaggio interiore: la melodia è la stessa, eppure sembra diversa, come se la musica avesse assorbito tutto il dolore e la bellezza di un mondo in bilico tra vita e distruzione.

Milano Calibro 9 rappresenta un punto di svolta nella carriera degli Osanna.
Per la prima volta il progressive rock italiano si confronta con la musica da film in modo organico, creando un ponte tra la cultura alta e quella popolare, tra la tensione drammatica del cinema e la libertà espressiva del rock.
È un album che segna la maturità della band: qui gli Osanna dimostrano di poter muoversi tra sinfonia e psichedelia, melodia e sperimentazione, senza mai perdere la loro identità mediterranea.

Con Milano Calibro 9 gli Osanna diventano qualcosa di più di un gruppo: diventano una forma d’arte totale, in cui ogni suono racconta, ogni nota recita, ogni silenzio respira.


 Palepoli (1973)

Palepoli rappresenta uno dei vertici assoluti del rock progressivo italiano e della carriera degli Osanna. Pubblicato nel 1973, il disco è un’opera totale in cui musica, testi e suoni si fondono in un’esperienza teatrale e poetica. Il titolo richiama l’antico nome di Napoli, Paleopolis, e già da qui si intuisce l’intento della band: un viaggio dentro le radici, nella memoria e nella carne stessa della città.

Fin dalle prime note di “Oro caldo”, si percepisce un’energia diversa, quasi sacrale: il brano si apre con voci, rumori e ritmi tribali che evocano un rito arcaico, per poi esplodere in un rock potente e liberatorio.
Le chitarre di Danilo Rustici, il flauto di Elio D’Anna e la voce di Lino Vairetti costruiscono un linguaggio che non appartiene più solo al rock, ma a una forma di espressione totale, fatta di corpo, voce e spirito.
Segue “Stanza città”, in cui la tensione si fa più concreta: la città diventa teatro di alienazione e ricerca, simbolo del conflitto tra libertà e oppressione, sogno e realtà.
Infine “Animale senza respiro”, la suite monumentale che occupa gran parte del secondo lato, rappresenta la summa poetica e sonora degli Osanna: un viaggio attraverso visioni, metamorfosi e improvvisi abissi emotivi, dove il rock si fonde con echi sinfonici, folk mediterraneo e sperimentazione psichedelica.

L’intero album è percorso da un senso di spiritualità pagana, una religione del suono e della vita che si nutre di contrasti: la gioia e il dolore, la città e la natura, l’istinto e la ragione.
Ogni brano sembra nascere da una trance collettiva, un rito in cui la musica diventa invocazione e catarsi.
Le parole di Vairetti, a tratti mistiche, a tratti visionarie, si intrecciano con strumenti che respirano come voci, in un continuo dialogo fra umano e divino.

Palepoli non è soltanto il vertice della carriera degli Osanna: è una dichiarazione d’identità mediterranea, un’opera che racchiude l’essenza di Napoli e del Sud, trasfigurandola in mito sonoro.
È il momento in cui il gruppo riesce a unire il rigore del progressive europeo con la spontaneità e la teatralità napoletana, creando un equilibrio perfetto tra istinto e intelligenza, tra sacro e profano.

Ancora oggi, Palepoli resta uno dei dischi più intensi e complessi della storia del rock italiano: un’esperienza d’ascolto che non si consuma, ma che continua a rivelare significati nascosti, come una città antica che non smette mai di parlare attraverso le sue rovine e le sue luci.


 
Landscape of Life (1974)

Con Landscape of Life, pubblicato nel 1974, gli Osanna chiudono idealmente il primo ciclo della loro avventura. Dopo la vertigine teatrale e mitica di Palepoli, la band sceglie una rotta più interiore, più umana, come se avvertisse il bisogno di ritrovare un respiro più pacato dopo la tempesta creativa degli anni precedenti.
È un album di transizione e consapevolezza, in cui la complessità del linguaggio progressivo si fonde con una nuova limpidezza melodica, più vicina alla riflessione che all’esplosione.

L’apertura, Il castello dell’es, è un brano ampio e denso di contrasti, dove la psicologia freudiana diventa metafora di un viaggio nei meandri dell’inconscio. Le chitarre, ora liquide ora graffianti, dialogano con le tastiere e la voce di Lino Vairetti, che attraversa registri teatrali e confessioni intime.
Segue Landscape of Life, che dà titolo all’album: una ballata solare e malinconica allo stesso tempo, in cui la melodia si apre su paesaggi interiori sospesi tra memoria e desiderio.
Con Two Boys, gli Osanna riscoprono una leggerezza pop-rock elegante e diretta, mentre Fog in My Mind si fa più visionaria: un piccolo affresco psichedelico, avvolto da nebbie sonore e improvvise aperture liriche.
In Promised Land la tensione si scioglie in un momento di quiete quasi spirituale, un breve intermezzo che prepara l’ingresso di Fiume, dove le sonorità tornano a farsi corpose e dinamiche, come un flusso vitale che scorre irrefrenabile tra voce, ritmo e melodia.
Chiude Somehow, Somewhere, Sometime, una canzone di grande intensità emotiva, quasi un commiato dolceamaro: lo sguardo rivolto al futuro, ma con la nostalgia di ciò che si lascia alle spalle.

Landscape of Life è il disco in cui gli Osanna si mostrano senza maschere.
La teatralità non scompare, ma si trasforma in introspezione; la ribellione lascia spazio alla consapevolezza. Registrato a Londra, l’album porta con sé un respiro internazionale, ma conserva intatta la sua anima mediterranea: quella commistione di luce, malinconia e vitalità che rende unico il linguaggio del gruppo.

Se Palepoli era il grido della terra, Landscape of Life è il canto dell’anima.
È la fotografia di un momento di passaggio, fragile, sincero, luminoso, in cui gli Osanna scelgono la misura del sentimento al posto dell’eccesso, aprendo una nuova stagione del loro viaggio artistico.



 

 
Suddance (1978)


Con Suddance, pubblicato nel 1978, gli Osanna riemergono dopo anni di silenzio e trasformazioni. È un ritorno maturo, segnato dal desiderio di riconciliare la propria anima mediterranea con le tensioni del mondo moderno. Il titolo — unione di Sud e dance — è già una dichiarazione d’intenti: la danza del Sud come riscatto, come energia vitale, come modo di resistere alla disillusione del tempo.

L’album si apre con Ce Vulesse, brano che vibra di calore e sensualità, sospeso tra ritmo funk, inflessioni partenopee e un irresistibile spirito corale. Qui il dialetto napoletano diventa lingua del cuore, immediata e sincera, capace di fondere popolare e colto in un abbraccio sonoro.
Segue ’A Zingara, lunga e sinuosa, dove la melodia mediterranea si mescola a un groove raffinato: è una ballata che profuma di strada, d’amore e di libertà, sorretta da una chitarra calda e da una voce teatrale che racconta il Sud con orgoglio e malinconia.
In ’O Napulitano esplode il manifesto del disco, un vero e proprio inno identitario. Lino Vairetti canta la fierezza e la contraddizione di essere napoletano, tra ironia e dolore, tra il peso del pregiudizio e la forza dell’appartenenza. È un brano monumentale, in cui rock, tradizione e teatralità si fondono in un equilibrio perfetto.
Con Suddance, la title track, il ritmo si fa più leggero e trascinante: una danza solare, quasi liberatoria, che unisce fiati, chitarre e tastiere in un turbine di energia. È la celebrazione del corpo, della musica, della vita stessa.
Il tono si fa poi più intimo in Chiuso Qui, una riflessione dolceamara sulla solitudine e sul senso del tempo: un brano che alterna malinconia e speranza, mostrando il lato più poetico della band.
Il breve Saraceno, quasi un interludio strumentale, riporta per un momento ai richiami orientali e alle suggestioni arcaiche del Mediterraneo, preparando il finale di Naples in the World, in cui la musica napoletana si apre definitivamente al mondo, con un respiro internazionale e una fiducia rinnovata nel futuro.

Con Suddance gli Osanna dimostrano che la modernità non è mai rottura, ma dialogo con le proprie radici. È un disco solare e maturo, dove il rock si fonde con la canzone d’autore, il dialetto incontra l’inglese, e la memoria diventa forza creativa.
Dopo le visioni simboliche di Palepoli e l’introspezione di Landscape of Life, Suddance segna il ritorno alla terra, al corpo e al ritmo: un inno alla vita che nasce dal Sud, ma parla a tutto il mondo.


Il ritorno: 2000–2016


Dopo un lungo silenzio discografico, con Taka Boom, pubblicato nel 2000, gli Osanna riaccendono il proprio fuoco creativo dopo un lungo silenzio discografico. Non è un semplice “best of”, ma una    rinascita sonora: una raccolta che ripercorre trent’anni di storia rielaborando i brani più amati con nuovi  arrangiamenti, nuova energia, e la stessa voglia di stupire.

Il titolo stesso, Taka Boom, suona come un’esplosione, un colpo di vita: il ritorno di una band che rifiuta la nostalgia e sceglie la vitalità del presente per raccontare il proprio passato.

L’album si apre con L’Uomo, il manifesto originario del gruppo, ora più diretto e incisivo, come un biglietto da visita che collega il 1971 al nuovo millennio. Segue Ce Vulesse Ce Vulesse, divisa in due sezioni, Ce Vulesse e Canta Chiù Forte, che fondono il dialetto napoletano con ritmiche moderne e un respiro quasi funk: un esempio perfetto di come gli Osanna sappiano tenere insieme la tradizione e la contemporaneità.
Il Medley Acustico unisce Oro Caldo, My Mind Flies e L’Amore vincerà di nuovo, in un momento di intimità e dolcezza, dove la tensione teatrale lascia il posto alla malinconia e alla poesia.
La title track, Taka Boom, è una scarica di adrenalina, un inno al rinnovamento, mentre In un vecchio cieco / Vado verso una meta riporta il dialogo tra introspezione e ricerca, tra la fragilità dell’uomo e la sua spinta verso la libertà.

Con There Will Be Time il respiro si fa internazionale, quasi un ponte tra Napoli e il mondo, prima che Medley Train riporti sul binario del rock puro, intrecciando Mirror Train e Treno senza stazione in un vortice di energia e memoria.
’A Zingara e Oro Caldo (Fuje ’a chistu paese) restituiscono la dimensione più passionale e popolare del gruppo, mentre Everybody’s Gonna See You Die torna a mostrare il lato ruvido e psichedelico degli esordi.
Il finale, Colpi di Tosse, con le due sezioni Tropp e Ho scritto una canzone, è quasi una confessione in musica: un bilancio ironico e malinconico insieme, che sfuma poi nella versione live unplugged di L’Uomo, chiusura simbolica e commovente di un viaggio circolare.

Taka Boom è il suono della memoria che non vuole spegnersi, del passato che vibra ancora di vita.
Lino Vairetti, con la sua voce più calda e profonda che mai, guida una formazione rinnovata in un’opera che non guarda indietro con rimpianto, ma avanti con orgoglio.
Gli Osanna non si limitano a celebrare la propria storia: la reinventano, la fanno esplodere di nuovo, con la stessa urgenza che li animava trent’anni prima.
Perché il rock, per loro, non è solo musica, è identità, appartenenza, e il bisogno irriducibile di raccontare la propria verità.

 

 Con Osanna Live – Uomini e Miti, gli Osanna consolidano la loro fama di band dal vivo capace di trasformare ogni concerto in un rito collettivo, dove la musica diventa teatro e la storia del rock progressivo napoletano prende forma davanti agli occhi del pubblico. Pubblicato nel 2003, il progetto raccoglie registrazioni live e studio, accompagnate da un DVD che documenta le esibizioni della band in tre momenti fondamentali: il Reunion Concert di Napoli del 2 dicembre 2001, l’Afraka Rock Festival del 27 giugno 2003 e la reinterpretazione di alcuni classici in studio.

Il CD live apre con l’intensità di Ce Vulesse – Ce Vulesse e la passione di ’A Zingara, seguiti da L’Uomo e There Will Be Time, brani che confermano il senso teatrale e rituale del gruppo. Mirror Train e Oro Caldo trasformano il palco in un territorio sospeso tra psichedelia e poesia mediterranea, evocando quell’inquietudine viscerale che ha sempre caratterizzato gli Osanna.

Il CD studio aggiunge nuovi colori al repertorio storico: il Medley Acustico, che unisce Oro Caldo, My Mind Flies e L’Amore vincerà di nuovo, regala momenti di intimità e riflessione; Non sei vissuto mai e Colpi di Tosse — con gli interventi di Enzo Avitabile e Andrea Palazzo — mostrano una band capace di giocare con ironia, improvvisazione e intensità emotiva; Taka Boom chiude la sequenza come un’esplosione di energia, un ponte tra passato e presente.

Il DVD offre invece uno sguardo più ampio sulla ritualità scenica degli Osanna. Dal Reunion Concert emergono brani storici reinterpretati con la stessa urgenza creativa: L’Uomo, Signore, io sono Irish, RIP, ’A Zingara, Ce Vulesse – Ce Vulesse e Love In The Kitchen si alternano a momenti di straordinaria energia come Oro Caldo e Mirror Train. La partecipazione di ospiti di spicco,Vittorio De Scalzi dei New Trolls, Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco, Patrizio Fariselli degli Area, Gianni Leone del Balletto di Bronzo e Jenny Sorrenti, aggiunge un ulteriore strato di intensità e dialogo tra generazioni di musicisti.
All’Afraka Rock Festival, Everybody’s Gonna See You Die suggella il legame tra la tradizione progressive e la modernità della performance live, confermando la band come interpreti di un rituale musicale senza tempo.

La formazione, guidata da Lino Vairetti con Danilo Rustici, Enzo Petrone, Gennaro Barba, Gigi Borgogno, Luca Urciuvolo e Vito Ranucci, viene ulteriormente arricchita da Irvin Vairetti, Francesco Motta e da musicisti di percussioni come Angelo Ciaramella, Elio Eco e Ciro Augusto. Ogni strumento, ogni intervento, contribuisce a creare un flusso continuo di energia, poesia e teatralità che fa di Uomini e Miti molto più di un semplice live: è una testimonianza della vitalità, della memoria e della forza creativa di una band che continua a incarnare il rock mediterraneo universale.

In questo doppio CD e DVD, gli Osanna non si limitano a ripercorrere la propria storia: la reinventano, trasformando ogni nota, ogni frase musicale, in un atto di celebrazione collettiva, in cui il palco diventa un tempio della memoria e della libertà creativa.

 Con Prog Family, pubblicato nel 2009, gli Osanna celebrano la loro storia e, insieme, tutto il mondo del rock progressivo. Non è solo un album, ma una festa collettiva, un abbraccio tra generazioni di musicisti uniti dalla stessa visione: quella di una musica libera, teatrale, senza confini.
Il titolo, Prog Family, racchiude perfettamente lo spirito del progetto: la famiglia del prog come comunità artistica e umana, in cui ogni voce, ogni strumento, ogni storia contribuisce a un unico racconto.

 Lino Vairetti guida una formazione solida — con Fabrizio Fedele alle chitarre, Sasà Priore alle tastiere, Nello D’Anna al basso e Gennaro Barba alla batteria — arricchita dalla presenza del figlio Irvin Vairetti, simbolo del passaggio di testimone e della continuità vitale del gruppo.

Accanto a loro, un parterre di ospiti prestigiosi: David Jackson dei Van der Graaf Generator con i suoi sax e flauti taglienti; David Cross dei King Crimson con il suo violino elettrico; Gianni Leone del Balletto di Bronzo al piano e alla voce; e poi ancora Sophya Baccini, Oderigi Lusi, Lello Brandi, Tim Stevens, Mariano Barba, Gianluca Falasca. Un insieme eterogeneo, ma unito da un linguaggio comune: la libertà.

L’album si apre con Tema, breve preludio che introduce il viaggio. Da subito si percepisce una tensione tra memoria e modernità, tra la forza degli anni Settanta e la consapevolezza di oggi.
In Animale Senza Respiro, gli Osanna riscoprono la loro energia primigenia, sospesa tra inquietudine e visione, mentre Mirror Train corre sui binari della memoria con un suono pieno, arricchito dal dialogo tra chitarre e fiati.
La ripresa di L’Uomo conserva il suo valore simbolico: è il filo rosso che lega passato e presente, mentre ’A Zingara e Ce Vulesse Ce Vulesse riaffermano il legame profondo con la radice napoletana, ora tradotta in un linguaggio rock internazionale.
In Fuje ’a Chistu Paese e Il Castello dell’Es il tono si fa più introspettivo, attraversato da un pathos quasi cinematografico, grazie anche agli interventi di Jackson e Cross, che ampliano la tavolozza sonora con colori visionari.

I due medley centrali, Formentera Medley e Blue Sky Medley, rappresentano il cuore emotivo del disco: un viaggio dentro la memoria degli Osanna, tra Oro Caldo, My Mind Flies, L’Amore vincerà di nuovo, In un vecchio cieco e Vado verso una meta.
Qui le vecchie canzoni si trasformano in nuove esperienze, illuminate da arrangiamenti eleganti e da un suono più maturo, senza mai perdere la forza emotiva originale.
Il percorso culmina con Solo Uniti — brano che sembra racchiudere l’intero senso del progetto — e con Theme One e There Will Be Time, dove l’atmosfera si apre verso orizzonti più sereni, quasi contemplativi.

Prog Family è molto più di una celebrazione. È la prova che gli Osanna non sono soltanto una band, ma una comunità sonora, un laboratorio di idee che attraversa le epoche e si rigenera continuamente.
Lino Vairetti, con la sua voce che oggi è al tempo stesso più ruvida e più profonda, canta non solo per ricordare, ma per continuare.
In questo incontro tra passato e futuro, tra maestri e discepoli, tra Napoli e il mondo, Prog Family diventa un atto d’amore per la musica e per la libertà che essa rappresenta.

È, in definitiva, il disco della maturità affettiva degli Osanna — un album che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con riconoscenza: la storia continua, e la famiglia del prog è più viva che mai.

 

 Con Rosso Rock – Live in Japan, gli Osanna offrono una testimonianza straordinaria della loro forza scenica e della creatività senza confini, catturata davanti a un pubblico internazionale attento e partecipativo. Registrato al Club Città di Kawasaki nel novembre 2011 e pubblicato l’anno successivo, l’album live restituisce la band in uno dei momenti più maturi della carriera, dove la teatralità mediterranea incontra l’energia di una platea giapponese e il dialogo con una dimensione orchestrale.

L’apertura con Preludio e Tema introduce l’ascoltatore in un mondo sospeso tra tensione drammatica e suggestioni psichedeliche, mentre Dialogo e Spunti dallo spartito mostrano la capacità della band di fondere il linguaggio orchestrale con il rock viscerale, trasformando ogni nota in materia viva. To Plinius e My Mind Flies proseguono il percorso tra improvvisazione e poesia sonora, e Tempo-Tredicesimo Cortile segna momenti di grande dinamica ritmica e teatralità.

La forza evocativa di Posizione Raggiunta e There Will Be Time dimostra la capacità degli Osanna di alternare momenti di introspezione a esplosioni emotive, mentre la chiusura con Preludio Reprise prepara all’apertura di una seconda parte più intima e mediterranea: Fiume, O Culore E’ Napule e la title track Rosso Rock celebrano le radici della band, con melodie napoletane e ritmi che evocano il legame tra musica, terra e storia.

La line-up vede Lino Vairetti alla voce e chitarra, Gennaro Barba alla batteria, Nello D’Anna al basso, Pako Capobianco alla chitarra, Sasà Priore alle tastiere e Irvin Vairetti a synth, Mellotron e voce. Ad arricchire la resa sonora intervengono il Tokyo Vielle Ensemble con le sue archi, Robert Petrella alle chitarre, Stefano Longobardi alle tastiere e voce, e Gianni Biondi alla voce. Questo incontro tra musicisti italiani e ensemble giapponese rende il live un vero ponte tra culture, un dialogo tra Napoli e il Giappone, tra teatro e rock, tra memoria e innovazione.

Rosso Rock non è solo un concerto: è un rito sonoro, una celebrazione della storia, della teatralità e della visione mediterranea che da sempre caratterizza gli Osanna. La band dimostra così che, a più di quarant’anni dall’inizio della propria avventura, il sogno nato a Napoli continua a vivere, vibrante e universale, in ogni nota, in ogni gesto sul palco, in ogni sguardo rivolto al pubblico.

 Con Pape Satan Aleppe, gli Osanna raggiungono un livello di maturità artistica e teatrale che racconta la loro storia e, allo stesso tempo, la Napoli contemporanea. Registrato dal vivo al Club il Giardino di Lugagnano (Verona) nel maggio 2016, il disco cattura la band in piena forma, pronta a fondere il rock progressivo mediterraneo, la poesia urbana e la teatralità viscerale che da sempre ne caratterizzano la cifra.

L’album si apre con un breve Prologo, preludio al brano che dà il titolo all’album, Pape Satàn Aleppe, manifesto di energia e intensità controllata. Taka Boom, L’Uomo (Purple Haze) e Fenesta Vascia confermano la capacità della band di reinterpretare classici e nuovi brani, unendo virtuosismo musicale, improvvisazione teatrale e radici napoletane. Momenti più intimi e poetici come Michelemmà, Santa Lucia, Antotrain, Anni di Piombo e Nasciarrà ’nu Ciore alternano introspezione e lirismo, mentre Canzone Amara, Ciao Napoli, Profugo e Palepolitana evocano la città con la sua memoria, la sua bellezza e le contraddizioni della vita quotidiana.

Il medley Prog Garden, che unisce Non Mi Rompete, Il Banchetto e Luglio, Agosto, Settembre Nero, rappresenta un momento di esplosione creativa, in cui la band mostra tutta la propria energia e teatralità, preparando l’ascoltatore agli ultimi brani epici e meditativi: Vorrei Incontrarti, Fuje Blues, Oro Caldo (Fuje’ A Chistu Paese), Auschwitz e Il Mare. Ogni brano diventa un atto rituale, una fusione tra memoria collettiva, poesia e musica mediterranea.

La line-up vede Lino Vairetti alla voce, chitarra acustica e armonica, Pasquale Capobianco alla chitarra, Sasà Priore alle tastiere, Irvin Vairetti a Mellotron, synth e voce, Nello D’Anna al basso e Gennaro Barba alla batteria. Il live si arricchisce della partecipazione di ospiti come Fiorenza Calogero (Pape Satàn Aleppe), Donella del Monaco (Canzone Amara), Jenny Sorrenti (Vorrei Incontrarti), Mauro Martello al flauto (L’Uomo, Michelemmà, Canzone Amara) e Stella Manfredi al violino (Pape Satàn Aleppe), creando un intreccio tra voci e strumenti che amplifica la dimensione teatrale e poetica del concerto.

Pape Satan Aleppe non è solo un live album: è un rituale mediterraneo, un viaggio emotivo e sonoro che racconta la storia di una band che, mezzo secolo dopo la sua nascita, continua a vivere il rock come teatro, poesia e rito collettivo, capace di emozionare e coinvolgere l’ascoltatore in ogni istante.


 

 
Palepolitana (2015)

Con Palepolitana, gli Osanna offrono un ritorno maturo e consapevole alle proprie radici mediterranee, fondendo tradizione napoletana, poesia urbana e linguaggio progressivo in un percorso sonoro completo e coinvolgente. Il doppio CD alterna momenti immediati e lirici a brani monumentali, costruendo un viaggio in cui passato e presente convivono armoniosamente.

Il primo CD si apre con Marmi, un brano compatto e intenso che introduce atmosfere urbane e narrative, proseguendo con Fenesta Vascia, Michelemmà e Santa Lucia, tracce che fondono lirismo, tradizione e teatralità mediterranea. Anto Train e Anni di Piombo portano introspezione e tensione ritmica, mentre Palepolitana e Made in Japan raccontano la città e le contraddizioni del mondo contemporaneo. La sequenza si chiude con Canzone Amara, Letizia, Ciao Napoli e Profugo, momenti di poesia urbana e intensità emotiva che confermano la capacità degli Osanna di narrare Napoli con autenticità e profondità.

Il secondo CD, intitolato Palepoli, riporta l’ascoltatore alle radici progressive e monumentali della band, con tre brani che incarnano la visione teatrale e musicale originaria: Oro Caldo, epico e visionario, Stanza Città, interludio evocativo e urbano, e Animale Senza Respiro, suite monumentale che fonde melodia, improvvisazione e drammaticità mediterranea. Qui emerge pienamente la vocazione degli Osanna a creare opere totali, dove musica, teatro e narrativa diventano un’esperienza unica e coinvolgente.

La formazione vede Lino Vairetti alla voce solista e chitarre acustiche e 12 corde, Pako Capobianco alle chitarre elettriche e acustiche, Sasà Priore al pianoforte, Fender Rhodes, organo e sintetizzatore, Irvin Vairetti a Mellotron, sintetizzatore e cori, Nello D’Anna al basso e Gennaro Barba alla batteria. A completare il quadro, la partecipazione di Sophya Baccini alla voce, David Jackson a sassofoni e flauto, Angelo Salvatore al flauto, Gianluca Falasca al violino e come arrangiatore d’archi e il Falasca String Quartet, che aggiungono profondità, colore e poesia agli arrangiamenti.

Palepolitana è un’opera di maturità artistica, un ponte tra la Napoli antica e contemporanea, tra la tradizione e l’innovazione, confermando la capacità degli Osanna di emozionare e sorprendere, fondendo rock progressivo, teatro e poesia mediterranea in un linguaggio unico e universale.


 
Live in Japan (2017)

Il triplo CD Live in Japan-The Best of Italian Rock, pubblicato nel 2017, uscita esclusiva per il mercato giapponese, è una testimonianza straordinaria della potenza scenica e musicale degli Osanna davanti a un pubblico internazionale, attento e appassionato. Registrato durante il tour giapponese, questo live cattura la band in uno dei momenti più maturi e creativi della sua carriera, restituendo l’energia viscerale, la teatralità e la capacità narrativa che da sempre la contraddistinguono.

Il live vede la partecipazione di ospiti illustri come Jenny Sorrenti, David Jackson (Van der Graaf Generator) e Gianni Leone (Balletto di Bronzo), che arricchiscono l’esperienza musicale con contributi unici e dialoghi sonori di grande intensità. Il concerto si sviluppa come un viaggio totale, attraversando tutte le fasi della storia della band: dai classici monumentali degli anni Settanta fino alle composizioni più recenti. 

Il primo CD è un’introduzione vivace e immediata, con brani come Nebbia nella mia mente, Treno a specchio, Taka Boom e i pezzi di PalepolitanaMarmi, Fenesta Vascia, Michelemmà, Santa Lucia, Anni di Piombo, Palepolitana, Canzone Amara, Ciao Napoli e Profumo – che raccontano Napoli con poesia urbana e intensità emotiva. Brani come Una Bambina, Tristana e Vorrei Incontrarti completano la scaletta del primo CD, portando l’ascoltatore in una dimensione intima e teatrale.

Il secondo CD approfondisce la dimensione monumentale del gruppo, con i capolavori Oro Caldo, Stanza Città e Animale Senza Respiro, affiancati da composizioni come Paesaggio della vita, Melos, Eros – Decostruzione di un musicista postmoderno e Tema uno. Qui la musica si fa epica, con dinamiche ampie e improvvisazioni che trasformano ogni brano in un’esperienza rituale, dove rock, progressive e teatro si fondono in un flusso continuo.

Il terzo CD chiude il percorso con brani storici e medley celebrativi: Ce Vulesse Ce Vulesse, In Un Vecchio Cieco, Vado Verso Una Meta, Tutti ti vedranno morire, L’Uomo e una lunga suite finale che ripercorre le suggestioni di Fuje ’A Chistu Paese, con riferimenti a classici come Funiculì Funiculà e pezzi dei grandi del prog internazionale. È un tripudio di energia e memoria, un ponte tra passato e presente, tra Napoli e il Giappone, tra palco e platea.

Live in Japan è molto più di un concerto: è una celebrazione della storia, dell’arte e dell’identità degli Osanna, un rituale musicale che dimostra come la band, a più di quarant’anni dall’inizio della propria avventura, continui a incarnare la forza di un sogno mediterraneo universale.


 Il Diedro del Mediterraneo (2021)

Con Il Diedro del Mediterraneo, gli Osanna ritornano alle origini con un concept album in cui il mare diventa metafora della vita, della memoria e dell’incontro tra i popoli. L’album, pubblicato nel 2021, intreccia progressive, folk mediterraneo e teatro sonoro, creando un percorso filosofico, emotivo e profondamente umano, dove ogni brano diventa un frammento di riflessione sulla storia e sulle relazioni tra le persone.

L’opera si apre con Spirit, un preludio breve che introduce l’ascoltatore nel mondo simbolico e meditativo dell’album. Il brano che dà il titolo all’album, Il Diedro del Mediterraneo, dispiega tutta la forza immaginifica della band, mentre Ti Ritroverò e L’Uomo del Prog approfondiscono introspezione e poesia, confermando la capacità degli Osanna di coniugare virtuosismo musicale e intensità emotiva. Tu e Signori della Terra alternano melodie profonde a ritmi incisivi, evocando la complessità dei rapporti umani e sociali, mentre Tempo scandisce il passaggio della vita e la caducità delle esperienze.

Momenti più brevi e intensi come Zuoccole, Tammorre e Femmene e Zuoccole e Tammorre celebrano la cultura popolare e le radici napoletane della band. Mare Nostrum apre all’orizzonte internazionale del progetto, mentre Caracalla ’71 chiude simbolicamente l’album, ricordando le origini della band e la forza del loro viaggio artistico.

La line-up principale comprende Lino Vairetti alla voce, chitarra acustica, armonica e narrazione, Pako Capobianco alle chitarre elettriche e acustiche, Enzo Cascella al basso, Sasà Priore a pianoforte, organo e sintetizzatore, Irvin Vairetti a tastiere vintage e voce, e Gennaro Barba alla batteria. L’album si arricchisce di numerosi collaboratori: Lello Brandi al didgeridoo, Carlo Avitabile alle percussioni, Vincenzo Zitello a ARP, synth, violino e violoncello, Gianluca Falasca e Mauro Martello a violino e violoncello, il Falasca String Quartet, David Jackson al sassofono, Francesco Paolantoni alla narrazione, Stella Manfredi al violino, Fiorenza Calogero alla voce e Saverio Guigliani al sassofono, creando un intreccio di strumenti, voci e colori che amplifica la profondità teatrale e poetica dell’opera.

Il Diedro del Mediterraneo è un Osanna più maturo, filosofico e umano: un’opera che chiude simbolicamente un cerchio iniziato mezzo secolo prima, confermando come la band continui a fondere musica, teatro e visione mediterranea in un linguaggio universale, capace di emozionare e coinvolgere anche chi non conosce la storia del progressive italiano.


 

 Osannaples (2021)

Con il docu-film Osannaples di M. Debora Farina, la parabola artistica di Lino Vairetti e dei suoi compagni trova la sua rappresentazione più completa. Non è solo un documentario musicale, ma un viaggio nell’anima di Napoli e nella memoria di un gruppo che ne ha incarnato contraddizioni e bellezza. Il titolo stesso – Osannaples – è manifesto d’identità: gli Osanna e Napoli come due facce della stessa anima. La maschera diventa specchio del tempo, simbolo di una generazione che non ha mai smesso di cercare libertà, poesia e verità.

Così il cerchio si chiude – e si riapre continuamente – in un film che non celebra soltanto il passato, ma testimonia la vitalità eterna di un sogno nato a Napoli e diventato universale.


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