Introduzione
C’è un profumo di miele e di malinconia nelle note degli Abel Ganz.
Un disco che non urla, ma parla piano, come una vecchia fotografia che prende vita sotto la luce del pomeriggio.
The Life Of The Honey Bee And Other Moments Of Clarity è un ritorno che profuma di Scozia e di introspezione, dove il prog incontra il folk e insieme raccontano il tempo, la memoria, la dolcezza e la perdita.
Un lavoro che non stupisce: commuove.
Il contesto e la genesi
Dopo l’album omonimo del 2014, la band scozzese attraversa un periodo di silenzio creativo, rotto nel 2020 da questo nuovo lavoro, registrato con pazienza e dedizione artigianale.
The Life Of The Honey Bee And Other Moments Of Clarity nasce come un concept sulla memoria e sul passare del tempo, e fin dal titolo rivela la sua metafora centrale: l’ape come custode dei ricordi, che vola di fiore in fiore raccogliendo frammenti di vita per poi trasformarli in miele.
Le sessioni di registrazione si sono svolte tra Ganz Mansions, Gorbals Sound, Maybank e Toy Town Studios, con la produzione di Denis Smith, il mix di Simon Vinestock e il mastering di Jacob Holm-Lupo (White Willow, Opium Cartel).
Ne risulta un suono caldo, profondo, curatissimo nei dettagli.
Ospiti speciali come Emily Smith, figura di spicco della scena folk scozzese, aggiungono un tocco autentico e tradizionale.
L’album è uscito nell’estate del 2020, in piena pandemia: niente tournée, nessuna promozione tradizionale, ma una presenza viva su Bandcamp e sui canali digitali.
Un contesto quasi “domestico” che ha finito per esaltare la natura intima del disco: un viaggio dentro sé stessi, più che uno spettacolo da palcoscenico.
L’album come esperienza d’ascolto
Non è un disco da consumo rapido.
Va ascoltato con calma, possibilmente in cuffia, lasciando che le atmosfere e le parole si depositino piano.
Ogni brano è una piccola storia, un episodio autonomo che si lega agli altri come capitoli di un racconto più grande.
Track by track
1) The Life Of The Honey Bee And Other Moments Of Clarity
Il brano d’apertura — e manifesto — è una mini-suite di dodici minuti che riassume la poetica del gruppo: intro acustica, crescita lenta, esplosione corale, ritorno silenzioso.
Hammond e chitarre si alternano in un dialogo di forza e dolcezza, mentre il bouzouki e l’armonica portano un profumo di brughiera e mare del Nord.
La musica accompagna il testo come un respiro: è la memoria che si riaccende e si spegne, la chiarezza che arriva e scompare.
Un’apertura di livello assoluto, da ascoltare tutta d’un fiato.
2) One Small Soul
Canzone intensa e toccante, costruita su un delicato intreccio di voce, pianoforte e chitarra.
Parla di assenza, ma senza dramma: “One small soul in an endless sea”.
Una preghiera laica, intima, che commuove per la sua sincerità.
Qui emerge la dimensione più umana degli Abel Ganz, quella che guarda all’emozione prima che alla struttura.
3) Arran Shores
Breve intermezzo strumentale dal sapore folk, quasi un acquerello sonoro.
Gli arpeggi e le atmosfere marittime evocano la costa dell’isola di Arran, luogo reale e simbolico di pace.
È come un fermo immagine tra due capitoli più intensi, un piccolo respiro che dà equilibrio all’album.
4) Summerlong
Brano pieno di luce e malinconia, con una melodia ampia e una produzione limpida.
Le voci si intrecciano in un ritornello che rimane nella mente, mentre le percussioni leggere e i fiati disegnano un’estate che sembra non finire mai.
Ma è un’estate del ricordo, non della giovinezza: “Summerlong, and still I’m waiting…”
Un inno dolceamaro al tempo che fugge.
5) Sepia and White
È il cuore pulsante del disco.
Attacca con un groove deciso, quasi funk, e si sviluppa in una costruzione complessa fatta di cambi di tempo e di dinamica.
Hammond e chitarra si rincorrono, mentre la voce si fa più graffiata, più terrena.
Il titolo rimanda alle vecchie fotografie in bianco e seppia: immagini sbiadite, ma ancora vive nella mente.
Un brano che unisce energia e malinconia in perfetto equilibrio.
6) The Light Shines Out
Il disco si avvia alla conclusione in sospensione.
Tastiere eteree, voci lontane, ritmo rallentato.
Un brano che sembra dissolversi nella luce, come se la chiarezza del titolo fosse finalmente raggiunta.
Non una fine, ma una quiete.
È il saluto dell’album, dolce e necessario.
7) One Small Soul (Radio Edit)
Il disco si chiude riprendendo il tema di One Small Soul, ma in una veste più concisa, quasi raccolta.
Un saluto sommesso, una carezza che sfuma nel silenzio.
Non è un semplice “bonus track”, ma una riflessione in forma breve: la stessa emozione, distillata, come se dopo il viaggio ci restasse solo l’essenziale.
Una scelta intelligente e poetica, degna della sensibilità degli Abel Ganz.
Considerazioni finali
The Life Of The Honey Bee And Other Moments Of Clarity è un disco che non fa rumore, ma lascia tracce profonde.
Gli Abel Ganz confermano di essere tra i custodi più eleganti del prog contemporaneo: nessuna ostentazione, solo emozione, equilibrio, bellezza.
Un lavoro che parla di memoria, di tempo, di perdono — e lo fa con una delicatezza rara.
C’è dentro il gusto per la melodia, l’amore per la terra scozzese e la capacità di fondere tradizione e introspezione moderna.
Non è un album per chi cerca virtuosismi o effetti speciali.
È per chi ama i dischi che crescono dentro, che si riscoprono con ogni ascolto, e che alla fine lasciano una luce accesa, sottile ma duratura.
Invito all’ascolto
Ascoltalo in silenzio, magari al tramonto, con le cuffie.
Lascia che scorra tutto, senza interruzioni.
Poi torna indietro a One Small Soul o a Sepia and White, e vedrai che qualcosa in te si è chiarito.
Gli Abel Ganz non cercano applausi: cercano ascolto.
E quando lo trovano, sanno ricompensarlo con sincerità.
Scheda tecnica
ABEL GANZ – The Life Of The Honey Bee And Other Moments Of Clarity
Label: Abel Ganz Music / Just for Kicks (indipendente)
Anno: 2020
Paese: Scozia
Durata: 51:00 circa
Formazione:
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Denis Smith – batteria, percussioni, voce, produzione
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Mick Macfarlane – voce principale, chitarra acustica, armonica
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Stevie Donnelly – chitarra elettrica
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Stephen Lightbody – tastiere, Hammond, piano
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David King – basso, cori
Ospiti principali: Emily Smith (voce), Jack Webb (fiati), Fiona Cuthill (violino, whistle) e altri musicisti della scena folk scozzese.
Registrato presso: Ganz Mansions, Gorbals Sound, Maybank e Toy Town Studios
Mix: Simon Vinestock
Mastering: Jacob Holm-Lupo
Artwork: Abel Ganz Collective
Tracklist:
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The Life of the Honey Bee and Other Moments of Clarity
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One Small Soul
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Arran Shores
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Summerlong
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Sepia and White
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The Light Shines Out
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One Small Soul (Radio Edit)
Genere: progressive rock / folk-prog / melodic art rock
Punti di forza: qualità sonora eccellente, scrittura sincera, grande coerenza emotiva.
Per chi ama: Big Big Train, Iona, Mostly Autumn, e il lato più riflessivo di Steven Wilson.
Momento consigliato: al tramonto, luci basse, mente sgombra.
Voto: ★★★★ (4/5)

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