venerdì 17 ottobre 2025

YAK – The Pink Man & The Bishop

 


Ci sono dischi che arrivano in silenzio, senza clamore, ma che appena li ascolti ti riportano in quel territorio magico dove il progressive non è solo un genere musicale, ma un linguaggio dell’anima. The Pink Man & The Bishop, nuovo lavoro degli YAK, è esattamente questo tipo di album: un ritorno ispirato, elegante e per molti versi sorprendente, che segna il pieno recupero di Martin Morgan alla guida del suo progetto più personale.



UN PO’ DI STORIA

Gli YAK nascono negli anni Ottanta, eredi spirituali della band Acid Fantasy, attiva tra il 1978 e il 1981 nell’Essex. Dopo lo scioglimento del gruppo, Martin Morgan (tastiere), John Wynn (batteria), Robin Hodder (chitarra) e Simon Snell (basso) iniziano a sperimentare strumentalmente, ma le divergenze artistiche portano presto a una lunga pausa.

Il nome YAK riaffiora solo nel 2004 con l’album Dark Side of the Duck, cui seguono il live Does Your Yak Bite? (2005) The Rutland Chronicles (2006) Journey of the Yak (2008) e Quest for the Stones (2015), accolti con entusiasmo nel circuito prog indipendente. Negli anni la formazione si consolida attorno al trio Morgan–Bennett–Speight (rispettivamente tastiere, basso e batteria).

Dopo dieci anni di silenzio discografico, The Pink Man & The Bishop rappresenta un ritorno tanto atteso quanto personale: Morgan si fa carico praticamente di tutto, ricreando anche parti di basso e chitarra tramite tastiere e modelli software, con l’eccezione della traccia bonus “Aragorn”, dove ritroviamo Gary Bennett al basso e Dave Speight alla batteria.

Curioso e poetico il titolo: The Pink Man & The Bishop si ispira a due piccoli pupazzi trovati dalla compagna di Morgan, Fiona Oakes, in un negozio di beneficenza, diventati nel tempo simboli affettuosi del loro mondo privato.


L’ASCOLTO

01. The Pink Man & The Bishop (5:14)
Un’introduzione maestosa, costruita su architetture tastieristiche e ritmi spezzati che ricordano la scuola sinfonica inglese. Le armonie cambiano tempo e colore con disinvoltura, creando un tema principale di grande respiro. È come se Morgan spalancasse una finestra su un paesaggio sospeso tra sogno e rito.

02. Crimson Camel (6:46)
Omaggio implicito ai Camel, ma filtrato da una sensibilità più personale. I toni caldi e vellutati dei synth evocano il deserto e la malinconia della memoria. Il brano cresce piano, si apre, poi si ritira come un’onda, lasciando una scia di luce dorata.

03. Heaven’s Gate (4:57)
Momento contemplativo: l’organo domina, la melodia si libra dolce e malinconica. È come un piccolo oratorio strumentale, in bilico tra sacralità e introspezione.

04. Long, Long Ago (7:54)
Lunga suite melodica, dove Morgan unisce l’ariosità sinfonica dei Camel alla libertà strutturale dei Genesis più strumentali. La parte centrale, quasi jazzata, sorprende; il ritorno finale del tema è pura malinconia.

05. Maddox Street (4:37)
Più dinamica e urbana, quasi “british funk” nel suo andamento nervoso. Evoca la Londra degli anni Settanta, la tensione tra creatività e frenesia.

06. The Best Years (7:44)
Un congedo elegante e nostalgico, carico di riverberi e riflessioni. Gli anni migliori, sembra suggerire Morgan, non sono soltanto ricordi, ma forze vive che continuano a parlarci. Un finale sospeso e poetico.

07. Aragorn (Extended Version) [Bonus Track] (6:54)
Versione aggiornata di un brano storico del 2004. Tolkienesca nell’anima, epica nella costruzione, con la ritrovata sezione ritmica Bennett–Speight che aggiunge calore e spessore umano.

08. The Flight of the Noldor [Bonus Track] (9:54)
La chiusura è un affresco sonoro imponente, quasi cinematografico. Pianoforte, organo e fiati sintetici si intrecciano in un crescendo drammatico. È il brano più ambizioso e riuscito del disco: una fuga verso mondi mitici e interiori.


IMPRESSIONI FINALI

The Pink Man & The Bishop è un disco che parla con il linguaggio del progressive classico, ma lo fa con un’anima personale e moderna. Martin Morgan dimostra ancora una volta di essere un raffinato narratore sonoro: capace di fondere eleganza, melodia e visione. I suoni emulati non tolgono calore, anzi, accentuano la dimensione onirica del tutto.

Non mancano piccoli passaggi di riempimento o transizioni un po’ scolastiche, ma l’emozione prevale. È un lavoro sincero, ispirato, di quelli che si ascoltano più volte scoprendo ogni volta un dettaglio nuovo.

Per chi ama Camel, Genesis e il lato più poetico del prog britannico, questo è un ritorno da non perdere.


TRACKLIST

01. The Pink Man & The Bishop – 5:14
02. Crimson Camel – 6:46
03. Heaven’s Gate – 4:57
04. Long, Long Ago – 7:54
05. Maddox Street – 4:37
06. The Best Years – 7:44
07. Aragorn (Extended Version) [Bonus Track] – 6:54
08. The Flight of the Noldor [Bonus Track] – 9:54

Total Time: 54:40


CREDITS

Martin Morgan – keyboards, synths, programmed bass, guitars & drums, mixing, production
Gary Bennett – bass (track 7)
Dave Speight – drums (track 7)

Registrato e prodotto da Martin Morgan presso Yak’s Den Studio, Essex (UK)
Artwork e concept: Martin Morgan
Distribuzione indipendente – 2025



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