martedì 21 ottobre 2025

Arena – Songs from the Lion’s Cage

 


Il debutto degli Arena: nascita di un nuovo teatro del prog

Nel febbraio del 1995, quando il progressive rock britannico sembrava ormai confinato a un glorioso passato o a timidi revival nostalgici, arrivò un album che riportò in scena il dramma, la passione e la grandezza del genere. Si chiamava Songs from the Lion’s Cage, ed era il debutto degli Arena, nati dall’incontro tra Clive Nolan e Mick Pointer – due figure chiave della scena neo-prog inglese, già legate ai Marillion. Intorno a loro si formò una band completa e ispirata: John Carson alla voce, Keith More alla chitarra, Cliff Orsi al basso e, naturalmente, Pointer alla batteria.

Fin dalle prime note di Out of the Wilderness, è chiaro che il gruppo intendeva non solo onorare la tradizione, ma rilanciarla con rinnovata energia. L’apertura è una vera dichiarazione di intenti: una costruzione epica e cinematografica, dove le tastiere di Nolan disegnano paesaggi sospesi e la voce drammatica di Carson dà vita a un racconto denso di tensione. È l’inizio di un viaggio che combina tecnica e sentimento, luci e ombre, e che trasforma l’ascolto in un’esperienza narrativa.

Tra un capitolo e l’altro si insinuano i quattro brevi “Crying for Help”, come frammenti di un dialogo interiore che attraversa tutto l’album. Piccoli interludi strumentali o corali, essenziali e toccanti, che spezzano il ritmo e danno respiro al racconto principale. Il primo è un soffio appena percettibile, quasi un richiamo da lontano; il secondo introduce un raggio di luce dopo l’imponenza di Valley of the Kings; il terzo si fa lirico, malinconico, come un pensiero che non vuole svanire; e il quarto, impreziosito dalla chitarra ospite di Steve Rothery (Marillion), diventa il vertice emotivo dell’opera: una preghiera laica, sospesa fra malinconia e accettazione, resa ancora più intensa dalla delicatezza del Mellotron di Nolan.

In Valley of the Kings, il gruppo mostra tutta la sua ambizione. Dieci minuti di costruzione maestosa, ricchi di cambi di tempo e di atmosfera, dove la voce si muove tra dramma e riflessione, evocando un senso di antichità e mistero. È un brano che unisce il fascino del mito e la profondità della memoria, restituendo al prog la sua dimensione più teatrale.

Poi arriva Jericho, forse il momento più esplosivo e immediato del disco. La batteria di Pointer guida un crescendo energico, mentre la chitarra di More costruisce un muro sonoro che — come nel racconto biblico — finirà per crollare. È una canzone di liberazione, un atto di catarsi collettiva, con Carson che alterna forza e dolcezza, fino a un finale travolgente.

Midas Vision riporta invece l’album su un terreno più controllato ma altrettanto denso di significato. Il mito del re Mida diventa parabola moderna sull’avidità e sul desiderio di possesso. Il tono interpretativo di Carson alterna ironia e malinconia, mentre la band costruisce un equilibrio perfetto tra ritmo e melodia, con armonie raffinate e un bridge centrale che lascia respirare la narrazione.

Infine, la chiusura: Solomon. Una suite di oltre quattordici minuti che riassume l’intero viaggio dell’album e ne rappresenta l’apice espressivo. Qui tutto converge — la teatralità della voce, la maestria compositiva di Nolan, la potenza ritmica di Pointer. Il brano attraversa temi di sapienza, potere e fragilità umana, alternando momenti solenni e introspezioni delicate. La lunga coda finale chiude il cerchio, riportandoci là dove tutto era iniziato: fuori dal deserto, ma con una nuova consapevolezza.

Pubblicato da Verglas Music (VGCD001), con artwork firmato John Gosler, Songs from the Lion’s Cage non è soltanto un debutto, ma una vera rinascita per il prog inglese. L’album cattura il senso del dramma e della redenzione, dell’intimità e della grandiosità, con una scrittura che guarda ai classici dei ’70 ma li rilegge attraverso una sensibilità più moderna e cinematografica. Gli ospiti vocali — Tracy Hitchings, Tosh McMann, Martin Albering e Marc Van Dongen — arricchiscono i cori con profondità e colore, rendendo l’ascolto ancora più immersivo.

Ascoltato oggi, Songs from the Lion’s Cage conserva intatta la sua forza evocativa. È un album che non si limita a rievocare il passato, ma apre un varco verso un nuovo teatro del progressive: più umano, più viscerale, capace di emozionare e di raccontare storie più grandi di noi. Con la sua combinazione di teatralità, precisione tecnica e intensità emotiva, resta una delle pietre miliari del prog britannico anni ’90, e un punto di partenza imprescindibile per comprendere l’evoluzione successiva degli Arena.


🎧 Ascolto consigliato: Out of the Wilderness, Jericho, Crying for Help IV (con Steve Rothery), Solomon.
📀 Etichetta: Verglas Music (1995)
👥 Formazione: John Carson, Keith More, Clive Nolan, Cliff Orsi, Mick Pointer
🎨 Artwork: John Gosler

Tag:
#Arena #SongsFromTheLionsCage #NeoProg #CliveNolan #MickPointer #ProgRock #MarillionFamily #SteveRothery #VerglasMusic #BritishProg #ProgressiveRock #NCProgProgress


Voto: 8
Per chi ama: Marillion, IQ, Pendragon, il neo-prog inglese degli anni ’90 intriso di teatralità e malinconia.

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