lunedì 13 ottobre 2025

Lello Brandi – Osanna Blues

 


Lello Brandi – Osanna Blues (2010): il ritorno dell’anima

Osanna Blues, primo album solista di Lello Brandi, è un disco che non si limita a farci ascoltare musica, ma ci racconta un percorso umano. Non solo perché segna il ritorno di un protagonista storico della scena prog napoletana, ma perché ci restituisce la voce di un artista che decide di mettersi completamente in gioco, con coraggio, dopo anni di silenzio.

Brandi, che fu il bassista degli Osanna, sceglie qui di affrancarsi dal ruolo di strumentista per assumere quello di autore, cantante e chitarrista solista. Una trasformazione radicale, che si riflette nella sostanza stessa dell’album: Osanna Blues non è un tentativo di ripetere le glorie del passato, ma un modo per rileggerle alla luce di un presente più intimo e consapevole.


Il titolo, non a caso, è una dichiarazione d’intenti. “Osanna” come memoria, “Blues” come sentimento. Dentro ci sono l’eco del rock progressivo, certo, ma anche tanto ritmo, tanto calore mediterraneo, e un’irresistibile voglia di contaminare: blues, funk, sprazzi di jazz, pulsazioni latine. Tutto questo convive in un linguaggio nuovo, che sa guardare indietro senza restarne prigioniero.

Il disco si apre con “Senza ’Na Lira”, un brano ironico e disincantato che introduce subito il tono del lavoro: Napoli e la sua gente, la precarietà, la sopravvivenza, ma anche la dignità e la leggerezza di chi non smette di crederci. Un’apertura sincera, quasi confessionale.
Segue “Noi”, dal respiro più ampio, con la batteria di Agostino Marangolo e il piano elettrico di Ernesto Vitolo a tessere un tappeto sonoro denso e caldo. È un brano che parla di appartenenza, di identità, con una delicatezza che contrasta piacevolmente con l’irruenza del titolo.

“Napoli Va” è invece una dichiarazione d’amore e di rabbia: un ritratto della città vista da dentro, con tutte le sue contraddizioni. È uno dei pezzi più riusciti del disco, anche grazie alle percussioni di Max Cusato e al basso pulsante di Gaetano Diodato, che creano un groove urbano, quasi cinematografico.

Il cuore più evocativo dell’album arriva però con “Medly Canzona (There Will Be Time – I Know I Know)”, dove la voce di Fabiana Martone si intreccia con quella di Roberta Bianco e di Brandi in un mosaico vocale suggestivo. È un omaggio al passato, un ponte fra le atmosfere sinfoniche degli Osanna e la scrittura più matura del presente. C’è il sapore della memoria, ma anche la consapevolezza che ogni ritorno è, in fondo, una rinascita.

La title track “Osanna Blues” è uno dei momenti più liberi e strumentali del disco: qui Brandi lascia parlare la chitarra, il basso, e quella sua vena melodica che non ha mai perso profondità. È un brano che profuma di jam, di suono vissuto, di improvvisazione vera.

Più personale e tenera “Daddy”, dove si percepisce la mano di un autore che ha attraversato il tempo e ne parla senza retorica. “Isla Negra”, che chiude il percorso, è invece un piccolo viaggio musicale: un brano dal respiro latino, evocativo, che richiama il mare, la lontananza, la poesia di Pablo Neruda cui sembra ispirarsi nel titolo.

In mezzo, “Garbage”, traccia finale e strumentale, chiude il cerchio con un tono quasi sperimentale: un addio che suona come un arrivederci.


Il disco, registrato ai Nut Studio di Napoli con la collaborazione di un team d’eccezione (Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Gianni Quarracino, Max Cusato, Lino Vairetti, Sophya Baccini, Fabiana Martone, solo per citarne alcuni), ha una produzione calda, analogica, rispettosa delle sfumature. Gigi De Rienzo firma i missaggi, e il risultato è un suono pulito ma non levigato, ancora vivo e pulsante.

Dal punto di vista stilistico, Osanna Blues è un album coerente pur nella sua varietà: mescola dialetto napoletano, italiano e inglese, in un fluire naturale che restituisce l’identità cosmopolita dell’autore. Nei testi si percepisce la mano di Sergio Williams, collaboratore in alcuni brani, che aggiunge profondità poetica e gusto per l’immagine.


Certo, chi si aspetta le vertigini progressive di Palepoli o L’Uomo non troverà qui la stessa architettura sonora: Osanna Blues è un disco più raccolto, più “umano”, costruito intorno alla voce e al sentimento. Ma è proprio in questa misura che risiede la sua forza. Brandi non vuole impressionare: vuole comunicare. E ci riesce.

Ascoltandolo, si ha la sensazione di incontrare un artista che ha fatto pace con il proprio passato, che lo abbraccia con affetto ma senza nostalgia. Ogni brano è un frammento di memoria e di presente, di vissuto e di rinascita. È un disco maturo, onesto, pieno di dignità musicale.


Riascoltato oggi

A quindici anni dalla sua uscita, Osanna Blues conserva intatta la sua freschezza emotiva. Non suona come un disco datato, ma come un lavoro radicato nel suo tempo e capace di parlare ancora al presente.
Forse perché Brandi non inseguiva tendenze: cercava verità. E la verità, quando è autentica, non invecchia.

Riascoltato oggi, il suo blues mediterraneo, la fusione di lingue e suoni, l’equilibrio fra introspezione e energia, ci ricordano quanto fosse avanti la visione di questo musicista. In un’epoca in cui molti artisti cercano il consenso immediato, Osanna Blues continua a emanare quella rara sensazione di libertà interiore, di musica fatta per necessità e non per calcolo.

Personalmente, credo che resti una piccola gemma del rock napoletano contemporaneo: un album che non urla, ma parla al cuore; che non insegue la moda, ma il senso.
Un ritorno che profuma ancora di sincerità, di mestiere e di anima.

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