giovedì 2 ottobre 2025

Genesis - Six of the Best

 

Six of the Best — Genesis & Peter Gabriel, Milton Keynes, 


La storia


All’inizio degli anni ’80 i Genesis avevano ormai completato una metamorfosi: da band di culto del progressive rock, capace di costruire suite visionarie e dense di teatralità, a gruppo pop-rock di enorme successo internazionale. Il trio formato da Tony Banks, Mike Rutherford e Phil Collins aveva appena pubblicato Abacab (1981) e stava per entrare in studio per Genesis (1983). Collins, nel frattempo, aveva avviato una carriera solista folgorante con Face Value (1981).

Dall’altra parte c’era Peter Gabriel, uscito dai Genesis nel 1975 dopo il tour di The Lamb Lies Down on Broadway. La sua scelta, all’epoca dolorosa e discussa, si era rivelata giusta: in sette anni aveva costruito una carriera solista innovativa e coraggiosa, mescolando rock, elettronica, suoni etnici e teatro. Album come Peter Gabriel III (1980) avevano segnato una svolta, con brani intensi come "Games Without Frontiers" e soprattutto "Biko", manifesto politico e civile.

Eppure, nel 1982, Gabriel attraversava un momento critico: il progetto WOMAD (World of Music, Arts and Dance), da lui ideato per promuovere la musica del mondo, era stato un trionfo artistico ma un disastro finanziario. Il festival di luglio a Shepton Mallet aveva lasciato debiti enormi, tanto da rischiare di travolgere la sua carriera e la sua casa discografica.

Fu a quel punto che nacque l’idea: un concerto benefico per aiutare Gabriel a rimettersi in piedi. A sostenerlo furono proprio i suoi ex compagni, con cui – nonostante la separazione burrascosa – erano rimasti rapporti di amicizia e rispetto. Banks, Rutherford e Collins accettarono senza esitazioni. La logistica fu complicata: ognuno era impegnato nei propri progetti, ma in poche settimane venne fissata la data al National Bowl di Milton Keynes, un grande spazio all’aperto a nord di Londra.

Il titolo scelto fu “Six of the Best”, un gioco di parole che alludeva sia all’antico gruppo di sei membri (inclusi Gabriel e Hackett) sia a un tipico termine scolastico britannico (le “sei migliori bacchettate” come punizione). La formazione ufficiale comprendeva Banks, Rutherford, Collins e Gabriel, più Chester Thompson alla batteria e Daryl Stuermer alla chitarra e al basso. Steve Hackett non figurava inizialmente, ma si presentò a sorpresa nel bis finale, regalando al pubblico una vera e propria reunion del nucleo classico dei Genesis.

Il concerto del 2 ottobre 1982 (giorno del compleanno di Mike Rutherford) radunò circa 60.000 persone, accorse da tutta Europa. Nonostante il maltempo e un’organizzazione lampo, l’atmosfera era elettrica: per i fan era l’occasione di rivedere Gabriel con i Genesis per la prima volta dal 1975. Non fu soltanto un aiuto economico (il ricavato permise di coprire parte dei debiti del WOMAD), ma anche un gesto di solidarietà e fratellanza tra musicisti che, pur avendo preso strade diverse, non avevano dimenticato le radici comuni.

In retrospettiva, Six of the Best rimane un evento unico: non fu l’inizio di un ritorno di Gabriel nei Genesis, ma piuttosto una parentesi irripetibile, una celebrazione di un passato mitico e un atto di generosità che consentì a Gabriel di proseguire la sua avventura artistica senza naufragare.

Il concerto


Scaletta principale

  1. Back in N.Y.C.
    Apertura fortissima, tratta da The Lamb. Gabriel è lì, come se il tempo non fosse mai passato. L’urlo del pubblico copre quasi la band. Siamo di nuovo dentro The Lamb, il viaggio interrotto sette anni prima.
  2. Dancing with the Moonlit Knight
    Una carezza per i fan della prima ora, con quella melodia medievale che si apre in tempesta. Le voci di Gabriel e Collins intrecciate riportano indietro nel tempo.
  3. The Carpet Crawlers
    Momento intimo e struggente. Gabriel canta con dolcezza, il pubblico segue in coro: sembrava un rito collettivo, un ritorno a casa. 

  4. Firth of Fifth
    Tony Banks al piano introduce uno dei brani-simbolo. L’assolo di chitarra evoca Hackett, che infatti arriverà più tardi per chiudere il cerchio. 

  5. The Musical Box
    Potenza drammatica: Gabriel nel finale (“Now! Now! Now!”) scatena il pubblico. Qui si respirava la teatralità dei primi Genesis. 

  6. Solsbury Hill
    Brano solista di Gabriel, suonato dai Genesis. Un gesto di fratellanza: la canzone che raccontava la sua uscita dalla band reinterpretata insieme a loro. 

  7. Turn It On Again
    Passaggio al Genesis “moderno”. Gabriel ai cori, Collins alla batteria e voce: un ponte fra due epoche. 

  8. The Lamb Lies Down on Broadway / Fly on a Windshield / Broadway Melody of 1974
    Ritorno all’opera che aveva segnato l’addio di Gabriel. Lampi di un’opera visionaria, finalmente restituita con la sua voce originale. Un colpo al cuore, come se si fosse riaperto un libro lasciato a metà. 

  9. In the Cage
    Energia pura, Collins e Gabriel a dividersi le parti vocali. Il pubblico in estasi. 

  10. Supper’s Ready
    Il capolavoro. Venticinque minuti di viaggio mistico. Gabriel e Collins si dividono la narrazione, la band suona come se la posta in gioco fosse la vita stessa. L’esplosione finale è catartica: il pubblico in piedi, mani al cielo, qualcuno piange. 

Encore: I Know What I Like (In Your Wardrobe) — The Knife (con Steve Hackett sul palco per la sorpresa finale).

Il congedo e la reunion

Il bis passa dal giocoso I Know What I Like (In Your Wardrobe) a un finale furente: The Knife. Per questi due brani Steve Hackett risale sul palco, un colpo di scena che trasforma la chiusura in una vera reunion dei Genesis “classici”.

L’energia di The Knife lasciò il pubblico esausto ed esaltato: il sipario cala su un applauso che sembra infinito. 


La magia irripetibile di un ritorno

“Six of the Best” non fu un concerto perfetto – il suono non era impeccabile, c’era qualche incertezza tecnica e l’evento fu organizzato in fretta. Ma la perfezione non era il punto.

Fu un concerto di amicizia, nostalgia e rinascita: amicizia, perché i Genesis si strinsero intorno a Gabriel in un momento difficile; nostalgia, perché i fan rivissero un’epoca che sembrava perduta per sempre; rinascita, perché da lì Gabriel poté ripartire con più serenità, e i Genesis mostrarono ancora una volta la loro grandezza.

Le emozioni passavano dal brivido (Back in N.Y.C.), al raccoglimento (Carpet Crawlers), alla catarsi (Supper’s Ready). Ognuno uscì da Milton Keynes con la sensazione di aver vissuto qualcosa di irripetibile: non solo un concerto, ma la chiusura di un cerchio, un atto d’amore verso la musica e verso i fan.

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