lunedì 8 settembre 2025

Steve Hackett - Palapartenope, Napoli 07/09/2025

Dopo sedici anni di attesa, Steve Hackett è tornato a Napoli con un concerto che ha unito tecnica, emozione e memoria. Al Palapartenope si è celebrata una notte di pura magia prog, tra brani solisti e pagine immortali dei Genesis, accolta dal calore inconfondibile del pubblico partenopeo.



Steve Hackett a Napoli: un ritorno atteso sedici anni

Palapartenope, 7 settembre 2025 – una serata di pura magia prog




Un’accoglienza tutta napoletana

Dopo sedici anni di assenza, Steve Hackett è tornato a Napoli e il Palapartenope lo ha accolto con quell’entusiasmo che solo questa città sa regalare. Sin dall’ingresso della band in scena si è respirata un’atmosfera speciale: un misto di attesa, emozione e calore che ha reso la serata indimenticabile.

La prima parte: il viaggio nella carriera solista

Il concerto si è aperto con i brani della sua carriera solista, da “People of the Smoke” a “Circo Inferno”, passando per la delicatezza di These Passing Clouds e l’intensità di The Devil’s Cathedral.

La sala ha ascoltato con attenzione, esplodendo poi in ovazioni con “Every Day”, cantata e applaudita come un vecchio classico, e travolta dall’energia di A Tower Struck Down, con l’assolo di basso accolto da un boato.

Con “Camino Royale” il pubblico si è lasciato trasportare dal groove irresistibile, fino al crescendo finale di “Shadow of the Hierophant”, che ha chiuso la prima parte come una vera apoteosi.








Il ritorno dei Genesis

Dopo l’intervallo è arrivato il momento più atteso: il ritorno dei Genesis attraverso la selezione dal leggendario “The Lamb Lies Down on Broadway”.

L’attacco del brano omonimo ha scatenato l’entusiasmo, seguito dall’epicità di Fly on a Windshield, dalle atmosfere sognanti di Hairless Heart e dall’emozione collettiva di Carpet Crawlers, cantata da tutta la sala in un momento di comunione musicale raro e prezioso.

Brano dopo brano — da The Chamber of 32 Doors a Lilywhite Lilith, da The Lamia a it — l’atmosfera cresceva fino ad arrivare al capolavoro assoluto: “Supper’s Ready”.

Venti minuti di estasi prog, con il pubblico completamente rapito e infine esploso nella sezione finale Apocalypse in 9/8, trasformando il Palapartenope in un vulcano di energia e commozione.




I bis: il cuore dei Genesis e la festa finale

I bis hanno suggellato una serata già memorabile. Con “Firth of Fifth”, Hackett ha regalato uno degli assoli più amati della storia del prog, accolto da applausi interminabili e da un pubblico visibilmente emozionato.

Infine “Los Endos / Slogans / Los Endos” ha chiuso il concerto in maniera travolgente, con la sala intera in piedi, ballando, applaudendo e salutando l’artista.



L’abbraccio degli amici e della città

C’è poi stato l’altro lato meraviglioso della serata: l’incontro con tanti amici. Ritrovare Giovanni, il mio “brother” con cui condivido un affetto di lunga data, ha aggiunto un valore speciale al concerto. Ho avuto il piacere di abbracciare il maestro Sergio Forlani, e di rivedere Ciro Sebastiani e Paolo Terzi dei Mad Men Moon, oltre a Luca Di Meglio e tanti altri compagni di passioni musicali.

E poi, immancabile, il mitico Lino Vairetti degli Osanna, che con la sua simpatia ha scherzato definendo la Steve Hackett Band una “cover band”: battuta affettuosa che non posso condividere, perché ciò che Hackett e i suoi musicisti portano in scena è ben più di una semplice riproposizione, è un atto di autentica creazione e celebrazione musicale.



Un arrivederci col cuore

Alla fine Hackett, sorridente e commosso, ha ringraziato più volte, promettendo di non far passare di nuovo così tanto tempo prima di tornare. Napoli lo ha ricambiato con un affetto straordinario, trasformando la serata in qualcosa di più di un semplice concerto: un abbraccio tra un artista e la sua gente, un rito collettivo che resterà a lungo nella memoria di chi c’era.

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