Romano è molto più di un musicista: è un polistrumentista e compositore con sensibilità poetica. La sua forza sta nella capacità di fondere due mondi apparentemente opposti:
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Il rigore tecnico del rock progressivo, con strutture complesse, tempo variabile e arrangiamenti elaborati.
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La delicatezza emotiva e poetica, con melodie che comunicano sentimenti profondi, quasi letterari.
Questa dualità lo rende unico: non è solo un musicista virtuoso, ma anche un narratore, capace di raccontare storie con la musica.
2. RanestRane e collaborazioni
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Nei RanestRane, Romano ha contribuito alla definizione di un rock progressivo italiano moderno, spesso ispirato a film, letteratura e cinema.
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La collaborazione con la Steve Rothery Band lo ha portato a confrontarsi con un pubblico internazionale e con uno stile che unisce rock sinfonico e melodie atmosferiche tipiche dei Marillion.
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La partecipazione di artisti come Steve Hogarth e Jennifer Rothery in B612 dimostra la stima che Romano ha conquistato tra musicisti di altissimo livello.
3. Riccardo Romano Land e B612
Con Riccardo Romano Land, Romano crea un mondo musicale totalmente suo, dove la narrazione e la musica diventano un unico linguaggio.
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B612 (2017) è una moderna rock opera che prende spunto da Il Piccolo Principe. Non è una semplice trasposizione: l’album usa la storia come metafora di un viaggio interiore, sia del protagonista che di chi ascolta.
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Ogni traccia ha una funzione narrativa e simbolica: il tema musicale ricorre come motivo ricorrente, creando coesione tra fiaba e realtà.
4. Elementi musicali e poetici
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Romano alterna pianoforte, tastiere, arpa celtica, chitarra e basso, creando un tessuto sonoro ricco e variegato.
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Influenze: Peter Gabriel, Marillion, Debussy, Tony Banks. Ma Romano riesce a creare paesaggi sonori unici, dove rock sinfonico, folk, minimalismo e melodie intime coesistono.
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Tematiche: amore, perdita, amicizia, introspezione, ricerca spirituale.
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Struttura: l’album alterna brani energici (Compass Rose) a ballate intime (Letter, Sandcastles), a pezzi teatrali (The King) o meditativi (Echo of Solitude).
5. Il concetto di rock opera
B612, il progetto di Riccardo Romano Land, appartiene alla categoria delle opere che entrano nell'anima. Musicista polistrumentista e compositore romano, Riccardo Romano è noto come tastierista dei RanestRane e collaboratore della Steve Rothery Band. Con B612, la sua prima rock opera sotto il nome Riccardo Romano Land, unisce rock sinfonico, poesia e introspezione, creando un percorso musicale ispirato liberamente a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.
L’album non racconta solo la storia del piccolo principe: è un viaggio emotivo e spirituale, dove i temi della perdita, dell’amore, dell’amicizia e della ricerca interiore si intrecciano con arrangiamenti raffinati e melodie evocative. Ogni brano è pensato come un capitolo di un racconto, in cui gli strumenti e le voci diventano strumenti di narrazione, capaci di far vibrare corde universali dell’animo umano.
Traccia per traccia
1. Laughing Star (Part One)
Introduzione strumentale sognante, costruita su un tema di tastiere che richiama Debussy e Tony Banks. Le chitarre di Rothery disegnano linee ariose mentre l’arpa celtica di Romano dona un senso di sospensione: l’asteroide B612 prende vita in un’atmosfera di meraviglia pura.
2. B612
La title track si apre come un inno maestoso. La melodia vocale, costruita su intervalli ascendenti, comunica la voglia di volare. Il pianoforte guida il brano verso una sezione corale di grande impatto emotivo: è il battito del cuore dell’intero album.
3. Invisible to the Eyes
Il cuore lirico dell’album. Jennifer Rothery interpreta la Rosa con dolcezza e malinconia; Romano risponde come il Principe. Il dialogo è sostenuto da un motivo al pianoforte che ritorna come un ricordo. Gli archi di Bassato aggiungono una carezza di malinconia. Una ballata d’amore senza tempo.
4. Compass Rose
Energico e avventuroso, con linee di basso che ricordano John Giblin e una sezione ritmica in costante movimento. Il ritornello, aperto e melodico, evoca il vento e la libertà del viaggio. Una delle pagine più “progressive” dell’opera.
5. Letter
Un valzer malinconico in 6/8. Le tastiere disegnano un tappeto di armonium e archi sintetici, mentre la voce di Romano sembra sospesa nel vuoto. Melodia dolcissima, quasi da musica da camera. Si percepisce la distanza, ma anche la speranza.
6. The King
Ironico e teatrale, con Martin Jakubski che incarna un Re vanitoso e solitario. L’arrangiamento alterna sezioni solenni e groove incalzante. Le tastiere pompose sottolineano la vacuità del potere. Piccolo capolavoro di caratterizzazione musicale.
7. The Lamplighter
Un brano dal respiro folk, intessuto di arpa e chitarra acustica. La voce di Romano trasmette una dolcezza struggente. Il ritornello, semplice e circolare, si accende di luce ogni volta che ritorna: come la lampada del suo protagonista, destinata a brillare in eterno.
8. Echo of Solitude
Costruita su un ostinato di pianoforte e un eco elettronico che rimanda a So di Peter Gabriel, è la canzone del vuoto e dell’introspezione. Gli arrangiamenti minimali fanno emergere la voce quasi spoglia di Romano, mentre le armonie ascendenti suggeriscono la nostalgia del ritorno.
9. The Snake
Oscuro, sinuoso, desertico. Il canto di Steve Hogarth è magnetico e teatrale. Le percussioni evocano il passo lento del serpente, il basso pulsa come un cuore lontano. È la morte vista come passaggio, non come fine: un capolavoro di tensione controllata.
10. Dragonfly
Dedicata al pilota, è una delle pagine più “aeree” del disco. Chitarre cristalline, archi lontani e un coro di voci che si intreccia come un vento. L’assolo di Steve Rothery — lirico e struggente — è uno dei momenti più emozionanti dell’intero album.
11. Le Renard
Un piccolo gioiello acustico, dove la voce di Sonia Bertin insegna al Principe la verità dell’amicizia. Melodia lineare, quasi infantile, ma di una purezza disarmante. Il tema “l’essenziale è invisibile agli occhi” risuona come una preghiera laica.
12. Laughing Star (Part Two)
Il tema iniziale ritorna, ma arricchito di nuove sfumature armoniche e orchestrali. È il momento del distacco e della consapevolezza: la musica si espande e lascia spazio a un lungo finale che unisce malinconia e speranza.
13. Sandcastles
Epilogo poetico. Un lento pianoforte accompagna la voce di Romano, fragile e intensa. La melodia riprende frammenti dei temi precedenti, chiudendo il cerchio. È il ritorno del Principe alla sua Rosa, e dell’uomo alla propria essenza. La stella che ride, ora, è dentro di noi.
Epilogo: il viaggio che resta dentro
B612 non è soltanto un album, ma un viaggio interiore che accompagna l’ascoltatore tra meraviglia, nostalgia e introspezione. Ogni brano è una tappa di un percorso emotivo e spirituale: dalla curiosità del piccolo Principe, alla dolcezza della Rosa, fino alla consapevolezza della solitudine e del passaggio della vita.
Riccardo Romano riesce a trasformare la musica in linguaggio dell’anima, in cui le note diventano parole, gli strumenti diventano personaggi e le armonie, emozioni tangibili. L’ascolto di B612 invita a guardare oltre la superficie, a percepire ciò che è invisibile agli occhi, e a riconoscere che la vera essenza della vita risiede nelle piccole cose, negli incontri, nei gesti semplici e nelle emozioni sincere.
Alla fine, la stella che ride non è solo sull’asteroide immaginario, ma dentro ciascuno di noi: basta ascoltare con attenzione e lasciare che la musica ci guidi, un passo alla volta, verso il cuore dell’essenziale.
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