Rael, il sogno e l’abisso: i Genesis e il ritorno di The Lamb Lies Down on Broadway
I. Il contesto storico e musicale
Nel 1974 i Genesis erano già una band di culto nel panorama progressive rock britannico. Con album come Nursery Cryme, Foxtrot e Selling England by the Pound, avevano consolidato fama e innovazione. Tuttavia, il prog rock si stava confrontando con un pubblico alla ricerca di espressioni musicali più dirette e immediate.
The Lamb Lies Down on Broadway emerge come opera coraggiosa e visionaria, ambientata in un Bronx urbano e surreale, con temi universali: alienazione, identità, crescita, trasformazione.
II. La genesi dell’opera
Peter Gabriel concepisce Rael, giovane portoricano del Bronx, come protagonista di un viaggio interiore e onirico. I testi, teatrali e visionari, nascono in isolamento, mentre Banks, Rutherford, Hackett e Collins tessono un intreccio musicale complesso.
Le registrazioni a Glaspant Manor imprimono tensione e profondità; l’album, uscito il 22 novembre 1974, riceve recensioni miste ma col tempo diventa capolavoro del prog teatrale.
III. La storia di Rael
Rael è un outsider che attraversa un viaggio di formazione tra reale e fantastico. Dal Bronx alienante alla luce bianca che lo trasporta in un mondo surreale, incontra lamie, creature deformi e tentazioni, affrontando paure e desideri. Solo alla fine, attraverso In the Rapids e It, raggiunge la catarsi e la riconciliazione con il fratello John.
IV. La musica: un labirinto sonoro
Ogni brano è un capitolo emotivo e narrativo: la title track ci immerge nel Bronx, In the Cage crea tensione claustrofobica, Cuckoo Cocoon offre rifugio, The Carpet Crawlers e The Chamber of 32 Doors evocano mistero e introspezione.
La musica orchestrale e teatrale accompagna Rael tra desiderio, solitudine e trasformazione, culminando nella catarsi di In the Rapids e It. L’album è un vero labirinto sonoro, immersivo e coerente.
V. Il 50° anniversario: il cofanetto Super Deluxe
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Remaster 2024 dai master analogici, supervisionato da Miles Showell
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Live al Shrine Auditorium 1975 con due brani extra
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Blu-ray Audio con mix Dolby Atmos e stereo hi-res (24 bit / 96 kHz)
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Download di demo inedite delle sessioni originali
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Booklet di 60 pagine con fotografie rare, note di produzione e backstage
VI. Il libro da 60 pagine
Un archivio visivo e narrativo: fotografie, note di Gabriel e Banks, appunti e backstage del tour. Rende l’esperienza dell’album più completa e immersiva, aggiungendo contesto e profondità al viaggio di Rael.
VII. La resa sonora del Dolby Atmos Mix
Il mix Dolby Atmos offre spazialità senza precedenti: strumenti e voci emergono in tridimensionalità. La voce di Gabriel fluttua, le percussioni respirano intorno e i riverberi diventano tangibili.
Alcuni critici segnalano brillantezza accentuata e alte frequenze taglienti ad alti volumi, ma la sensazione di immersione è unica: l’Atmos trasforma l’ascolto, rendendolo un’esperienza corporea e mentale.
VIII bis. Dentro il suono – Il viaggio immersivo del Dolby Atmos
Ascoltare il disco in Atmos significa entrare nel Bronx e nei sogni di Rael. Gli strumenti si librano nello spazio, i synth si arrampicano, le percussioni circondano, e la voce di Gabriel diventa filo invisibile tra realtà e sogno.
Nei brani più delicati, come Cuckoo Cocoon o Hairless Heart, ogni respiro e pausa è percepibile; nelle sequenze più dinamiche, come In the Cage o Back in N.Y.C., la scena sonora esplode in tre dimensioni.
Citazione:
“Close your eyes… and you’re not listening to Rael anymore. You’re becoming Rael.”
IX. Conclusione
The Lamb Lies Down on Broadway non è un semplice album: è teatro, poesia sonora, narrazione musicale. Cinquant’anni dopo, la Super Deluxe Edition permette di rivivere Rael in ogni dettaglio, tra dettagli sonori, visione immersiva e contesto visivo.
Rael cammina ancora sul Bronx: il cofanetto ci offre la chiave per seguirlo, per entrare nel sogno e nell’abisso insieme a lui.
X. Nota finale sull’esperienza di ascolto
Dal punto di vista strettamente musicale, chi non ha la possibilità di ascoltare la versione Dolby Atmos non troverà in questa nuova edizione novità particolarmente rilevanti.
Nel mix stereo tradizionale, infatti, noto soltanto l’aggiunta di riverbero sulle voci e una evidente sottolineatura delle tastiere di Tony Banks. Le parti di Steve Hackett sono state addirittura ridimensionate a livello di volume rispetto all’edizione precedente, e le variazioni su alcuni passaggi di Phil Collins sono discrete, ma non sufficienti a trasformare l’ascolto originale.
Anche la versione live inclusa nel box appare del tutto superflua, vista la presenza dello stesso concerto nel già imprescindibile cofanetto Archive. In altre parole, chi possiede Archive non troverà nulla di nuovo, se non qualche dettaglio marginale.
In sintesi, la Super Deluxe Edition resta un capolavoro concettuale e collezionistico, ma chi cerca un’esperienza d’ascolto migliorata in stereo troverà la versione del 2007 o del remaster originale più coerente con il suono storico dell’album [da una nota dell'amico Owen Wingrave]





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