🎧 Malibran – Le Porte del Silenzio (1993)
Una porta aperta sulla poesia del progressive italiano
🌙 Introduzione: il respiro del silenzio
Le Porte del Silenzio dei Malibran, pubblicato nel 1993, è un’opera che non si limita a riprendere la tradizione del progressive sinfonico, la rinnova con una delicatezza e una passione tutta mediterranea, portando la luce della Sicilia dentro le atmosfere rarefatte e poetiche del prog più profondo.
I Malibran, nati a Catania e attivi sin dalla fine degli anni ’80, prendono il nome dalla celebre cantante lirica Maria Malibran, simbolo di intensità e pathos. Quel nome, così evocativo, è una dichiarazione d’intenti: anche loro cercano la bellezza assoluta, ma attraverso chitarre, flauti e tastiere che raccontano emozioni più che virtuosismi.
🎸 La formazione
- Giuseppe Scaravilli – voce solista, chitarra elettrica e acustica
- Jerry Litrico – chitarra elettrica e classica
- Benny Torrisi – tastiere
- Giancarlo Cutuli – flauto, sassofono, voce
- Angelo Messina – basso
- Alessio Scaravilli – batteria, percussioni
È una formazione perfettamente equilibrata, dove il dialogo tra strumenti sostituisce ogni protagonismo. Il flauto di Giancarlo Cutuli, in particolare, diventa voce poetica, anima che soffia dentro la musica, e sì, qui l’eco dei Jethro Tull è inequivocabile, ma mai imitativa: è rielaborata, mediterranea, lirica.
🌀 Traccia per traccia
1. Livin’ Alone
Brano d’apertura e dichiarazione di poetica. Comincia con chitarre acustiche e tastiere che respirano, poi il flauto si insinua come un pensiero, e la tensione cresce fino all’esplosione elettrica. Il tema della solitudine diventa paesaggio sonoro: un misto di malinconia e libertà, tra accenti “tulliani” e introspezioni alla Genesis.
💭 Una lunga meditazione sulla solitudine, dove la musica diventa rifugio e specchio.
2. I Know Your Soul
Più dinamica e ritmata, con un interplay continuo tra chitarre e flauto. C’è una leggerezza quasi folk, un calore umano che ricorda Songs from the Wood, ma filtrato da una sensibilità più emotiva. Qui la band mostra la sua capacità di passare con naturalezza da momenti intimi a slanci sinfonici.
💭 Una conversazione musicale tra anime affini.
3. Libero
Il primo brano in italiano e forse il più intenso. La voce di Scaravilli raggiunge qui un’espressività autentica: piena, vibrante, fragile e forte insieme. Musicalmente, “Libero” è una mini-suite che parla di rinascita e autodeterminazione. Il flauto, simbolo di respiro e leggerezza, incarna perfettamente l’idea del titolo.
💭 Un inno alla libertà dell’anima, tra rock sinfonico e poesia mediterranea.
4. Nel Labirinto
Breve ma denso: un passaggio onirico di tastiere e flauto, quasi un corridoio sonoro che introduce alla suite finale. È un momento di sospensione, come il silenzio prima del viaggio.
💭 Un piccolo portale sonoro tra realtà e sogno.
5. Le Porte del Silenzio
La suite che dà il titolo all’album è una delle vette assolute del progressive italiano anni ’90. Divisa idealmente in dieci movimenti, alterna momenti acustici a passaggi sinfonici, con una fluidità sorprendente. La scrittura è narrativa: la musica diventa racconto, viaggio, introspezione.
L’influenza dei Jethro Tull si avverte nello spirito (non nello stile): l’idea di un’opera continua, come Thick as a Brick, in cui tutto è collegato. Ma qui il tono è più intimo, più meditativo. La chiusura è quasi catartica: il silenzio non è più assenza, ma approdo.
💭 Una suite che attraversa la vita, il dubbio e la rinascita.
🔭 Affinità e differenze con i giganti del prog
| Gruppo | Affinità | Differenze |
|---|---|---|
| Jethro Tull | Flauto narrante, costruzione dinamica dei brani | I Malibran sono più lirici e meno ironici, più solari che visionari |
| Genesis | Cura melodica, teatralità discreta | I Malibran rinunciano alla maschera per un racconto più personale |
| PFM | Fusione di rock e melodia italiana | Meno virtuosismo, più introspezione e respiro poetico |
| Banco del Mutuo Soccorso | Profondità spirituale, ricerca interiore | I Malibran sono meno intellettuali, più emotivi |
💬 In sintesi, i Malibran vivono in una terra di mezzo preziosa: tra la poesia mediterranea e l’architettura sinfonica anglosassone. Il loro suono ha la sincerità del sud e la profondità del nord.
🌌 Considerazioni finali
Le Porte del Silenzio è un album che unisce la passione alla misura, l’ambizione alla tenerezza. Non è un disco perfetto, ma è vero, sincero, intensamente umano. Ogni brano è un passo verso una consapevolezza più profonda; ogni pausa è una riflessione. Chi ama il progressive troverà qui un tesoro nascosto, un disco da ascoltare in silenzio, lasciando che sia la musica a parlare.
💭 I Malibran non aprono solo le porte del silenzio. Aprono, con delicatezza, anche quelle del cuore.
✍️ Recensione di Progman59

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