Ci sono concerti che si limitano a confermare ciò che già sai di una band. E poi c’è questo.
Live at the Triton 2009 degli Univers Zero mi dà l’idea di un varco, di un attimo sospeso in cui la loro musica si riaccende, si contorce e diventa qualcosa di diverso da ciò che avevano registrato.
Il suono catturato al Triton di Parigi non è una semplice cronaca: respira, pulsa, osserva l’ascoltatore e poi lo avvolge lentamente. Il linguaggio è quello classico del gruppo — strutture cameristiche, un’ombra costante che si muove sottopelle, ritmi ostinati che sembrano salire da zone profonde della mente — ma qui si percepisce una presenza più calorosa e carnale, come se la complessità avesse preso forma in un corpo vivo.
Registrato nel 2009 e pubblicato solo oggi, Live at the Triton 2009 è un cofanetto curato con attenzione, composto da CD e DVD, in uscita digitale il 23 ottobre 2025 e fisicamente nei negozi a metà novembre. La scaletta alterna tre brani degli anni formativi del gruppo e tre composizioni più recenti, e ciò che sorprende è quanto questi due mondi — periodo storico e periodo tardo — dialoghino in maniera naturale: le nuove composizioni si allineano per tono e struttura ai lavori più vecchi, senza mai suonare posticce o “fuori epoca”.
Una serata speciale: i 35 anni degli Univers Zero
Il Triton, piccolo tempio parigino dedicato alle musiche non allineate, nel 2009 era sold out. Era una festa, ma anche una celebrazione dei 35 anni di una delle formazioni più radicali del Rock In Opposition. Una band che, sin dal 1974, ha costruito un’identità sonora riconoscibile e inafferrabile: una miscela scura e rituale tra nuova musica, rock da camera e un uso calibrato di strumenti elettrici e acustici.
Attorno a Daniel Denis (batteria, composizione), Michel Berckmans (oboe, fagotto) e Andy Kirk (tastiere, chitarra), tre figure storiche del gruppo, si muove una formazione rinnovata ma solidissima. Pierre Chevalier (dei Présent), Dimitri Evers al basso e gli altri musicisti creano una versione del gruppo particolarmente affermata, una delle più coese dell’era recente.
Questo live documenta proprio quel momento: una fase di rinascita, di conferma identitaria, di energia scenica che riesce a tenere insieme la genealogia degli UZ e la loro maturità più recente.
Uno stile attenuato, ma impeccabile
Uno dei tratti distintivi degli Univers Zero di prima generazione è sempre stato l’intreccio neoclassico crudo, oscuro: ance e archi da ensemble da camera, ancorati a un impianto rock essenziale ma implacabile. In questo live quella carica non si perde, ma cambia forma: meno abrasiva, più raffinata.
Pierre Chevalier, ad esempio, arricchisce i vecchi brani con piccole linee pianistiche quasi giocose — mai invadenti, sempre al servizio dell’atmosfera — che rendono evidente come la band non abbia mai smesso di rigenerare se stessa.
Brano per brano
01. Présage – 11:22
Un’apertura che non concede vie di fuga. La versione del Triton respira diversamente rispetto a quella storica: più stratificata, meno ruvida ma più ipnotica. I fiati pieni, il pianoforte più centrale e una gestione dei crescendo che privilegia la tensione sospesa rispetto all’impatto frontale. Un brano che incarna alla perfezione la trasformazione della band.
02. Xenantaya – 14:26
Il primo grande blocco della serata.
Xenantaya vive di accumuli, di masse sonore che si addensano e cambiano consistenza. Qui la sezione ritmica offre un terreno più elastico, permettendo al pezzo di respirare con un’ampiezza nuova. La percezione è quella di una creatura viva, capace di contrarsi e distendersi seguendo un impulso quasi organico.
03. Civic Circus – 7:12
Una pausa, ma non un alleggerimento vero e proprio.
La teatralità resta, ma gli attacchi sono più netti, la struttura più compatta. Dal vivo Civic Circus diventa una specie di intermezzo che illumina senza spezzare, portando un po’ d’aria nel percorso emotivo del concerto.
04. Toujours Plus à l'Est – 8:00
Tratto dall’EP Crawling Wind, è uno dei brani più sottovalutati del repertorio UZ.
Al Triton prende una dimensione quasi medievale: melodie che si inseguono, colori più chiari, un’eleganza antica ma non polverosa. È una parentesi di grazia — un respiro in un concerto denso di ombre.
05. Warrior – 12:21
Il contributo di Andy Kirk diventa qui un episodio cardine.
Warrior ha un respiro narrativo, una sorta di epica minimale che nel live acquista vigore grazie alla presenza dello stesso Kirk sul palco. Chitarre, tastiere e una tensione melodica che cresce con sicurezza: un vertice emotivo del cofanetto.
06. Dense – 17:27
Finale monumentale.
La lunga durata permette ai musicisti di costruire un paesaggio instabile, attraversato da un ronzio di basse frequenze che rende il terreno sonoro quasi inquieto. Dense qui è più meditativo ma non pacificato: un addio sospeso, che non offre soluzioni ma spalanca una domanda.
Un ambiente, un pubblico, una testimonianza preziosa
Per capire cosa fosse davvero quella serata, vale più una testimonianza dal pubblico che qualunque etichetta critica.
Un fan racconta:
«Il concerto... molto più piacevole del previsto. Mi aspettavo un quartetto minaccioso e invece la musica era compatta, potente, più melodica di quanto credessi. Si è creato un clima caldo, quasi amichevole.»
E ancora:
«La sezione fiati splendida, il violino amplificato sorprendente; batteria e basso spingevano come un solo organismo. Andy Kirk in “Warrior” è stato un momento memorabile.»
E poi, con ironia affettuosa:
«Quando vedrete il DVD, cercatemi: sono lì con la mia ragazza, una vera amante del Zeuhl. Una rarità!»
È una voce che restituisce perfettamente il clima del Triton: accogliente, intimo, ideale per un concerto vissuto non come spettacolo, ma come rito collettivo.
Considerazioni finali
Con oltre un’ora di musica, Live at the Triton 2009 riflette l’austerità tipica degli Univers Zero, ma anche una sorprendente fluidità, guidata dalla fantasia percussiva di Daniel Denis. Il cofanetto CD+DVD permette una doppia immersione nella loro disciplina cameristica, nella loro precisione e nella loro umanità più matura.
È un documento fondamentale per i fan storici, ma anche una delle porte d’ingresso migliori per chi vuole scoprire una band che ha attraversato mezzo secolo restando fedele a un’identità unica, rigorosa, radicale.
Non è un semplice live.
È un ritratto vivo — finalmente restituito dopo sedici anni — di una band che continua a parlare con una voce fatta di ombre, rigore e una sorprendente, sottile bellezza inquieta.
Qualità tecnica: registrazione, mix, edizione DVD
Dal punto di vista tecnico, Live at the Triton 2009 sorprende per la cura con cui è stato trattato un materiale registrato sedici anni fa. La resa sonora del CD è compatta e trasparente: ogni strumento mantiene il proprio spazio, senza perdere quella densità tipica degli Univers Zero. I fiati sono resi con grande nitidezza — un aspetto spesso problematico nei live — mentre la batteria di Daniel Denis conserva tutto il suo impatto dinamico senza diventare invadente nel mix.
Le frequenze basse, soprattutto nei passaggi più inquieti di Dense, risultano profonde ma controllate, contribuendo a creare quella sensazione di instabilità che il brano richiede. Le tastiere e il pianoforte di Pierre Chevalier emergono con chiarezza, integrandosi in modo naturale con il violino amplificato e le ance.
Il DVD, dal canto suo, valorizza l’atmosfera raccolta del Triton. Le inquadrature sono essenziali, concentrate sui movimenti dei musicisti, senza effetti superflui. È un montaggio che privilegia la disciplina d’ensemble: si vedono le mani, i respiri, gli scambi di sguardi — dettagli che spiegano meglio di mille analisi come si costruisce la musica degli Univers Zero. L’audio multicanale amplifica l’immersione, restituendo la spazialità del locale con sorprendente fedeltà.
Insieme, CD e DVD offrono un’esperienza complementare: l’uno mette in risalto la struttura, l’altro il gesto, la fisicità, il lavoro interno del gruppo. Un cofanetto che non solo documenta un momento storico, ma lo onora con una qualità all’altezza della sua importanza.
Tracklist
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Présage – 11:22
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Xenantaya – 14:26
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Civic Circus – 7:12
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Toujours Plus à l'Est – 8:00
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Warrior – 12:21
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Dense – 17:27
Durata totale: 70:48
Line-up / Musicisti
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Daniel Denis – batteria
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Pierre Chevalier – tastiere
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Andy Kirk – chitarra, percussioni, tastiere, sax
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Dimitri Evers – basso
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Martin Lauwers – violino
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Kurt Budé – clarinetto basso, clarinetto, sax tenore
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Michel Berckmans – oboe, corno inglese, fagotto
Informazioni sulla pubblicazione
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Registrato il 12 e 13 giugno 2009 al Le Triton (Le Trito'), Les Lilas, Francia
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Tecnico di registrazione: Bruno Rapaille
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Editing video: Daniel Denis, Gabriel Séverin
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Etichetta: Sub Rosa
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Catalogo: SR574 (CD + DVD)

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