A più di quarant’anni dall’esordio, gli IQ trovano ancora una volta il modo di sorprendere, non con un nuovo monumento prog da venti minuti, ma con un’operazione quasi opposta: distillare l’essenza della loro musica in sedici brani, nessuno oltre i cinque minuti. Almost But Not Quite, pubblicato da Giant Electric Pea in tiratura limitata a 1000 copie, è una sfida dichiarata alle regole non scritte del neo-progressive… e allo stesso tempo un atto d’amore verso chi si avvicina per la prima volta al mondo IQ.
Chi conosce la band sa bene quanto sia rischioso intervenire su composizioni nate per respirare nel lungo respiro: epiche, stratificate, con crescendi lenti e catartici, sezioni strumentali che sono da sempre il cuore narrativo del gruppo. Eppure Mike Holmes e soci riescono a compiere un piccolo miracolo editoriale: tagliare senza mutilare, accorciare senza impoverire. È come osservare un affresco da vicino: la visione si restringe, ma i colori diventano ancora più intensi.
La tracklist, splendidamente curata, scorre come una piccola antologia essenziale del DNA IQ:
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The Unknown Door (4:57)
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The Road of Bones (4:57)
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Never Land (4:55)
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The Darkest Hour (3:34)
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Fire and Security (4:21)
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Ten Million Demons (4:44)
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If Anything (4:07)
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Frequency (5:00)
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Zero Hour (4:36)
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Stronger Than Friction (3:42)
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Capricorn (4:40)
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Subterranea (4:35)
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The Seventh House (4:55)
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Further Away (3:39)
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Sacred Sound (4:52)
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Closer (4:53)
Un viaggio compatto attraverso trent’anni di storia
La selezione abbraccia il periodo 1993–2025, dalla rinascita con Ever fino al recente Dominion. La presenza di brani come “Subterranea”, “The Road of Bones”, “The Seventh House”, “Ten Million Demons” e “Frequency” garantisce un quadro completo dell’estetica IQ in epoca moderna.
Sorprende quanto bene funzionino le versioni ridotte di alcuni colossi:
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“The Darkest Hour” passa da quasi undici minuti a tre e mezzo senza perdere la sua corsa drammatica verso l’abisso.
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“Road of Bones”, pur amputato delle sue espansioni più cupe, conserva intatto il suo gelo emotivo.
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“Zero Hour”, gioiello troppo spesso trascurato, vive nuovi equilibri grazie a una struttura più immediata che ne mette in risalto la fragilità lirica.
Più che semplici “radio edits”, queste tracce sembrano istantanee tratte da opere più grandi: non puntano a sostituire gli originali, ma a renderli ancora più desiderabili.
Una band, molte anime
Parte del fascino di questo disco sta anche nel presentare, in un’unica raccolta, tutte le anime strumentali che hanno attraversato gli IQ nel loro periodo moderno. La line-up rappresentata nella compilation include:
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Peter Nicholls – voce
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John Jowitt, Tim Esau – basso
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Andy Edwards, Paul Cook – batteria
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Michael Holmes – chitarre
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Mark Westworth, Martin Orford, Neil Durant – tastiere
Un mosaico che testimonia la continuità e allo stesso tempo la capacità della band di rigenerarsi senza mai snaturarsi.
Peter Nicholls – voce
John Jowitt, Tim Esau – basso
Andy Edwards, Paul Cook – batteria
Michael Holmes – chitarre
Mark Westworth, Martin Orford, Neil Durant – tastiere
Una nuova prospettiva anche per i fan storici
I diehard fans – quelli che conoscono ogni passaggio di tastiera di Orford, ogni sussurro di Peter Nicholls e ogni variazione delle ritmiche Cook/Edwards – troveranno qui qualcosa di inatteso: l’occasione di ascoltare ciò che davano per scontato con un orecchio nuovo.
Le riduzioni, spesso chirurgiche, fanno emergere l’immediatezza melodica degli IQ, qualità che talvolta si perde nelle strutture più labirintiche. Brani come “Stronger Than Friction”, “Sacred Sound” e “Frequency” rivelano un impatto sorprendente, quasi pop-prog nel miglior senso del termine.
Il lavoro su “The Unknown Door” è particolarmente intelligente: non un semplice taglio, ma una ricomposizione che unisce la sezione “An Orbital Plane” al finale di “Dream Stronger”, creando una mini-suite compatta e coerente.
Una porta d’ingresso per i curiosi, un oggetto prezioso per i collezionisti
Almost But Not Quite nasce anche come progetto strategico: accorciare i brani significa renderli più adatti alle logiche delle playlist, dove la soglia di attenzione media non premia intros durature e lente sospensioni.
Eppure questo non è un album che “insegue” il mercato: è un modo elegante per invitare nuovi ascoltatori a scoprire cosa si nasconde dietro quelle versioni complete che hanno reso gli IQ una delle band più longeve e amate del progressive europeo.
Il risultato è duplice:
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Per i neofiti, un percorso guidato nella poetica del gruppo, con brani che scorrono veloci ma lasciano il segno.
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Per i fan di lunga data, un piccolo scrigno da collezione, capace di sorprendere e rievocare emozioni sedimentate negli anni.
Conclusione
Non è un best of, né un semplice sampler: Almost But Not Quite è un esperimento riuscito, raffinato e coraggioso. Un ponte tra passato e presente, tra fedeltà al linguaggio prog e la necessità di dialogare con un modo di ascoltare che sta cambiando.
Un disco che non sostituisce nulla, ma aggiunge una prospettiva nuova.
E che ricorda, ancora una volta, perché gli IQ continuano – dopo decenni – a toccare corde profonde in chi li ascolta: intensità, eleganza, e un’anima che non si lascia comprimere nemmeno in cinque minuti.
Releases information
Label: Giant Electric Pea (GEPCD1081)
Format: CD (Ltd. 1000), Digital
September 22, 2025

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