La resurrezione luminosa dei maestri del prog americano
Sette anni di silenzio in un genere che vive di fervore creativo possono sembrare un’eternità. Eppure, quando nel settembre 2025 gli Spock’s Beard sono riemersi dall’ombra annunciando The Archaeoptimist, la sensazione collettiva è stata quella di un battito che riprende, di un organismo musicale complesso che torna a respirare. Non solo un nuovo capitolo, ma una risposta a un interrogativo che serpeggiava da troppo tempo: esiste ancora la magia Beard?
La risposta, oggi, è un inequivocabile sì.
Sotto la guida di un ispiratissimo Ryo Okumoto, con il contributo compositivo dell’ormai inseparabile Michael Whiteman e supportati dal mix cristallino di Rich Mouser, gli Spock’s Beard firmano un album che è insieme celebrazione, aggiornamento e vero atto di rinnovamento. Il nuovo batterista Nick Potters, giovane ma già sorprendentemente maturo, si rivela la figura mancante: potente, flessibile, musicalissimo, perfettamente integrato in una band dove il drumming è sempre stato un linguaggio a sé.
Invisible – Il ritorno del marchio di fabbrica
Il disco si apre in modo quasi rituale: voci a cappella, armonizzazioni complesse, l’impronta inconfondibile della band. Invisible è un manifesto in miniatura: cambi di tempo fluidi, tastiere incandescenti, un basso di Dave Meros che torna a ruggire come nelle stagioni auree, e la voce di Ted Leonard più espressiva che mai.
È la dichiarazione che tutti aspettavano: Spock’s Beard sono tornati, e hanno qualcosa da dire.
Electric Monk – La tradizione che respira
Con Electric Monk riaffiorano eco della prima era: la freschezza di Go the Way You Go, le stratificazioni armoniche care al giovane Neal Morse, l’alternanza di leggerezza e sinfonismo. Ma tutto è filtrato attraverso un suono moderno, scolpito, preciso. La band non imita se stessa: si ricorda chi è, e lo aggiorna.
Afourthoughts – La saga continua
Il quarto capitolo della serie Thoughts è una piccola impresa di equilibrio: richiama il passato senza cadere nella caricatura, inserisce nuove idee senza rompere la continuità.
L’interludio vocale in stile Gentle Giant è tra i momenti più alti dell’intero album: vertiginoso ma mai gratuito, intelligente, misurato. Spock’s Beard mostrano che la complessità, quando è suonata con anima, non ha età.
St. Jerome in the Wilderness – La mini-epica moderna
Tra i brani più interessanti per scrittura e produzione: dinamica di stop-and-go, atmosfere più ombrose, passaggi quasi cinematografici. Il solo di Alan Morse attorno al quinto minuto è un gioiello: sofferto, tagliente, con una tensione che sembra venire dal cuore del rock anni ’90 ma rifinita con la sapienza di un veterano.
Un brano che incarna perfettamente ciò che oggi è Spock’s Beard: tradizione che evolve, mai nostalgia sterile.
The Archaeoptimist – L’epopea
Ecco il centro gravitazionale dell’album: quasi 21 minuti di viaggio post-apocalittico, un racconto padre–figlia asciutto e potente, che il gruppo veste con un andamento musicale multiforme ma sorprendentemente coeso. Il pianoforte d’apertura evoca il dramma sinfonico dei grandi anni ’70 senza mai scivolare nella parodia; la sezione centrale, retta dal groove poderoso di Meros e Potters, è pura adrenalina prog-funk; le esplosioni melodiche che seguono mostrano una band in perfetta forma creativa.
È un’epica che non indulge, che non si compiace del proprio respiro, ma che usa la lunghezza per costruire idee, non per allungarle.
Next Step – Il futuro, letteralmente
La conclusione perfetta. Il fugato bachiano iniziale è un inchino colto alla tradizione prog, ma quello che segue è pura vitalità: un brano ottimistico, vivace, coraggioso, con un finale di chiara ispirazione Genesis anni Banks & Hackett, senza però perdere la tipica identità Beard.
Il pezzo dice tutto fin dal titolo: non è una chiusura, è un nuovo inizio.
Conclusione – Il cerchio che si chiude e si riapre
The Archaeoptimist non è solo un “buon rientro”: è un album che rimette gli Spock’s Beard al centro del progressive contemporaneo. È solido come The Kindness of Strangers, maturo come Brief Nocturnes and Dreamless Sleep, visionario quanto basta per parlare non solo ai fan di lunga data, ma anche a chi si avvicina ora al gruppo.
Ciò che stupisce è la chimica: Okumoto guida, ma Leonard, Morse, Meros e il nuovo Potters non sono comprimari. Sono una band vera, viva, ancora capace di rischiare.
Dopo tante false partenze, dubbi e progetti paralleli, questo disco non è un epilogo: è un atto di rinascita.
Gli Spock’s Beard non si limitano a tornare: ritrovano sé stessi.
Un disco solido, brillante, che conferma ancora una volta quanto la band sappia rinnovarsi pur restando fedele alla propria identità.
Voto 8,5/10
Studio Album – MadFish Music – Released November 21, 2025
Tracklist
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Invisible – 6:33
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Electric Monk – 6:16
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Afourthoughts – 7:31
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St. Jerome in the Wilderness – 8:46
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The Archaeoptimist – 20:57
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Next Step – 10:58
Total running time: 61:01
Line-up
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Ted Leonard – lead vocals, guitars, keyboards
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Alan Morse – guitars, vocals
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Ryo Okumoto – keyboards, vocals
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Dave Meros – bass, keyboards, vocals
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Nick Potters – drums, vocals
Artwork, Production & Release Notes
Label: MadFish Music
Formats:
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Vinyl editions (Red & Black)
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CD/DVD set
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Standard CD
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Digital release
Release date: November 21, 2025
Registrato in vari studi tra Stati Uniti e Regno Unito, The Archaeoptimist vede Ryo Okumoto nel ruolo di principale motore creativo, affiancato dal compositore Michael Whiteman. Il mix cristallino di Rich Mouser e la produzione curata nei minimi dettagli restituiscono un suono potente, tridimensionale e immediatamente riconoscibile come “Spock’s Beard classico, edizione 2025”.

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