mercoledì 31 dicembre 2025

Cervello – Chaire + Live at Pomigliano d’Arco 1973

 



Ci sono dischi che nascono per necessità artistiche e altri che nascono per necessità morali. Chaire + Live at Pomigliano d’Arco 1973 appartiene senza dubbio alla seconda categoria: non un’operazione nostalgica, non una reunion mascherata, ma un atto di responsabilità verso una storia interrotta troppo presto.

I Cervello sono stati una delle realtà più anomale e raffinate del prog italiano dei primi anni Settanta. Napoletani, giovanissimi, senza tastiere in un’epoca dominata da mellotron e Hammond, capaci di sostituire l’enfasi sinfonica con flauti, sax e vibrafono, lasciarono nel 1973 un solo album, Melos, destinato a diventare un culto assoluto. Poi il silenzio. Un silenzio durato cinquant’anni.

Chaire: un secondo album che arriva fuori dal tempo

Chaire è, a tutti gli effetti, il secondo album dei Cervello. Lo è concettualmente, storicamente e musicalmente, anche se arriva quando il tempo, biologico e artistico, è ormai un altro. I brani nascono tra il 1974 e l’inizio degli anni Ottanta, scritti da Corrado Rustici e Gianluigi Di Franco come naturale prosecuzione di Melos, rimasti congelati per decenni e oggi finalmente portati a compimento.

Il cuore emotivo del progetto è proprio la voce di Di Franco, scomparso nel 2005, recuperata da nastri d’epoca e integrata con le nuove registrazioni. Il risultato non è una resurrezione artificiale né un’operazione feticistica: è piuttosto una presenza sospesa, fragile, a tratti spiazzante, che aggiunge al disco un’aura profondamente umana. Si sente che quella voce appartiene a un’altra epoca, e proprio per questo colpisce.

La suite che dà titolo all’album, aperta da Chaire – Hallo e chiusa da Chaire – Farewell, funziona come un rito di passaggio. Un saluto e un congedo, nel senso greco del termine, che incornicia brani intrisi di mitologia, simbolismo e immaginario mediterraneo. Templi Acherontei è probabilmente il momento più alto del disco: parte in punta di piedi, quasi pastorale, per poi aprirsi in sezioni più tese e drammatiche, dove il dialogo tra chitarra e fiati restituisce quella tensione rituale che era già cifra distintiva dei Cervello.

Altrove il disco si muove con sorprendente naturalezza tra jazz rock (La Seduzione di Chiaro Ulivo), atmosfere processionali (Reina de Roca) e momenti di delicata introspezione acustica (Movalaide), senza mai perdere coerenza. La scrittura è complessa ma mai gratuita, e soprattutto non cerca di “modernizzarsi” a tutti i costi: Rustici sceglie una produzione ariosa, rispettosa delle dinamiche, lasciando respirare strumenti e silenzi.

È inevitabile, a tratti, avvertire una lieve discontinuità tra la voce d’epoca e l’impianto strumentale contemporaneo. Ma è una frattura che fa parte del senso stesso dell’opera: Chaire non nasconde il tempo, lo mette in scena.

Pomigliano d’Arco 1973: i Cervello nel loro momento più vero

Il secondo disco è un documento storico nel senso più autentico del termine. Live at Pomigliano d’Arco 1973 non suona bene secondo gli standard odierni, e non prova nemmeno a farlo. È una registrazione grezza, a tratti sbilanciata, ma restituisce qualcosa che nessuna produzione moderna potrebbe simulare: l’urgenza.

Qui i Cervello sono giovani, affamati, ancora inconsapevoli del loro destino. Canto del Capro è puro teatro sonoro, sospeso tra folk rituale, psichedelia e improvvisazione. Scinsione (T.R.M.) dimostra quanto fosse avanzata la loro ricerca timbrica nonostante l’assenza di tastiere, mentre Euterpe e Melos confermano la forza evocativa di una musica che sembra attingere a un passato arcaico più che al rock anglosassone.

La vera sorpresa è Progressivo Remoto, brano strumentale inedito, dove sax e chitarra si fronteggiano in un lungo confronto improvvisativo: un tassello fondamentale per comprendere fino in fondo le potenzialità della band al di là del solo Melos.

Considerazioni finali

Chaire + Live at Pomigliano d’Arco 1973 non è un disco per tutti, e non vuole esserlo. Richiede attenzione, pazienza, familiarità con un certo linguaggio. È un lavoro profondamente di nicchia, quasi iniziatico, destinato a chi conosce e ama il prog italiano nelle sue forme più colte e meno accomodanti.

Non è un capolavoro nel senso canonico del termine, ma è un’opera necessaria. Serve a completare una storia rimasta incompiuta, a restituire dignità a un percorso interrotto, a ricordare che il progressive italiano non è stato solo esercizio di stile, ma anche visione, rischio e identità culturale.

Cinquant’anni dopo Melos, i Cervello non tornano per riscrivere il passato, ma per salutarlo come si deve.
E in quel saluto – chaire – c’è qualcosa che somiglia molto a una benedizione.

Voto: 8/10
(per valore storico, artistico ed emotivo, più che per immediatezza)



Tracklist

CD 1 – Chaire

  1. Chaire – Hallo (1:29)

  2. Templi Acherontei (5:44)

  3. La Seduzione di Chiaro Ulivo (4:54)

  4. Reina de Roca (6:33)

  5. Movalaide (incl. Trasfigurazione) (6:45)

  6. La Danza dei Guardiani (6:49)

  7. Chaire – Farewell (3:21)

Durata totale: 35:35


CD 2 – Live at Pomigliano d’Arco 1973

  1. Intro (1:23)

  2. Canto del Capro (6:11)

  3. Scinsione (T.R.M.) (5:10)

  4. Euterpe (5:10)

  5. Melos (4:43)

  6. Progressivo Remoto (5:09)

Durata totale: 27:46


Line-up & Credits

Cervello

  • Corrado Rustici – chitarra, tastiere, voce

  • Antonio Spagnolo – basso, chitarra acustica, flauto dolce, voce

  • Giulio D’Ambrosio – flauto, sax, voce

  • Gianluigi Di Franco – voce solista (registrazioni d’archivio)

Con

  • Roberto Porta – batteria

Prodotto da Corrado Rustici
Materiale composto tra il 1974 e il 1983
Voci di Gianluigi Di Franco restaurate da nastri originali
Live registrato a Pomigliano d’Arco – settembre 1973

Etichetta: Sony Music
Formati: Vinile, CD, Digitale
Data di pubblicazione: 5 dicembre 2025

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