venerdì 19 giugno 2026

Delirium - Sesta Strada Lungo il Tempo

Per un appassionato del progressive italiano storico, l'uscita di Sesta Strada Lungo il Tempo rappresenta qualcosa di più di un semplice nuovo album: è la dimostrazione che i Delirium, a oltre mezzo secolo da Dolce Acqua, sono ancora una realtà creativa e non soltanto un nome glorioso sopravvissuto grazie alla nostalgia. Pubblicato il 22 maggio 2026 dalla Black Widow Records, il disco si inserisce nel percorso iniziato con Il Nome del Vento (2009) e proseguito con L'Era della Menzogna (2015), consolidando la rinascita della band nella sua incarnazione I.P.G. (International Progressive Group).


Il contesto

I Delirium occupano un posto particolare nel prog italiano. Non sono mai stati una band "sinfonica" nel senso di PFM o Banco. Fin dagli anni Settanta la loro identità si è fondata sull'incontro fra rock progressivo, folk mediterraneo, jazz e canzone d'autore. L'elemento distintivo è sempre stato il flauto e, più in generale, il lavoro sugli strumenti a fiato di Martin Grice.

In questo nuovo lavoro la presenza di Alessandro Corvaglia si conferma decisiva. La sua vocalità teatrale e narrativa si integra sorprendentemente bene con la tradizione del gruppo, evitando qualsiasi effetto imitativo.


L'architettura del disco

La scelta più coraggiosa è evidente già dalla tracklist: aprire con una suite di quasi 22 minuti.

Questa decisione colloca immediatamente l'album nel solco del progressive classico. Non è una lunga composizione scritta per dimostrare virtuosismo; è piuttosto una narrazione musicale articolata in movimenti, con personaggi, atmosfere e continui cambi di prospettiva. Diversi osservatori hanno sottolineato come il tema del tempo e delle esistenze marginali attraversi tutto il disco, conferendogli una forte unità narrativa.


Analisi traccia per traccia

1. Schiavo della Viltà (21:56)

Il cuore dell'album.

Una suite che richiama la tradizione delle grandi composizioni progressive italiane degli anni Settanta, più vicina però alla teatralità di Zarathustra del Banco che alle costruzioni sinfoniche della PFM.

L'introduzione narrata da Andrea Bottesini crea subito un'atmosfera da racconto iniziatico. Le tastiere di Ettore Vigo costruiscono un tessuto armonico elegante, mentre il flauto e i sax di Grice fungono da vero filo conduttore.

La composizione è organizzata come una successione di episodi:

  • sezioni liriche dominate dalla voce di Corvaglia;
  • passaggi strumentali dai colori jazz-rock;
  • momenti quasi cameristici impreziositi dalla viola di Giulia Ermirio;
  • ripartenze elettriche guidate dalla chitarra di Michele Cusato.

La durata potrebbe far temere dispersione, ma il brano mantiene una notevole coerenza interna.

Non raggiunge forse il livello di monumentalità di "La Conquista della Posizione Eretta" del Banco o di "YS" del Balletto di Bronzo, ma rappresenta probabilmente la miglior suite scritta dai Delirium nel XXI secolo.

Voto: 8/10


2. Io Clochard (5:45)

Dopo la complessità della suite iniziale, il disco si raccoglie in una dimensione più umana e intimista.

La melodia è immediata senza risultare banale. Qui emerge la componente cantautorale della band.

La viola di Giulia Ermirio aggiunge un colore malinconico molto efficace, mentre la partecipazione vocale di Alice Vigo introduce una delicatezza quasi folk.

Il tema dell'emarginazione è affrontato senza retorica.

Voto: 7/10


3. Il Riposo del Pirata (6:00)

Uno dei brani più sorprendenti del disco.

La presenza del coro "Banda Deliranti Cantù" dona un carattere quasi popolare, ricordando certe intuizioni dei primi Jethro Tull e, in ambito italiano, alcuni momenti dei lavori meno celebrati delle Orme.

Il testo alterna ironia e malinconia.

Musicalmente è uno dei pezzi più vari dell'album, con un continuo dialogo fra elementi folk e progressivi.

Voto: 7/10


4. Della Strada il Ritorno (5:33)

Probabilmente il brano più diretto.

Qui emerge la capacità dei Delirium di scrivere canzoni vere e proprie senza rinunciare alla loro identità.

La struttura è relativamente semplice ma l'arrangiamento è raffinato.

Il flauto torna protagonista in modo quasi nostalgico, evocando l'eredità di Dolce Acqua.

Voto: 7/10


5. Parole nel Vento (6:02)

Finale malinconico e contemplativo.

Il brano possiede una dimensione quasi crepuscolare.

Le armonizzazioni vocali di Enrico Bianchi e Raffaella Izzo ampliano il respiro melodico della composizione, mentre le tastiere creano un'atmosfera sospesa che richiama certi finali dei Genesis dell'epoca Gabriel, pur mantenendo un'identità tutta italiana.

Una conclusione elegante e coerente.

Voto: 7,5/10


La produzione

Uno degli aspetti migliori del disco.

La produzione evita deliberatamente gli eccessi della moderna compressione digitale. Gli strumenti respirano, il basso di Fabio Chighini è ben presente, la batteria di Enrico Tixi conserva dinamica e naturalezza.

Particolarmente riuscito il bilanciamento tra strumenti elettrici e acustici. Anche il lavoro sui fiati risulta eccellente, evitando quella sensazione artificiale che spesso affligge molte produzioni neo-prog contemporanee. Alcune recensioni hanno sottolineato proprio questa scelta di una produzione pulita ma non sterilizzata.


Confronto con gli album precedenti

Se Il Nome del Vento era il disco della rinascita e L'Era della Menzogna quello della maturità ritrovata, Sesta Strada Lungo il Tempo è probabilmente l'album più ambizioso della seconda vita dei Delirium.

Meno immediato del primo.
Più equilibrato del secondo.

Soprattutto, appare più sicuro dei propri mezzi.

Non cerca di replicare il passato e non rincorre le mode del prog contemporaneo.


Giudizio finale

Sesta Strada Lungo il Tempo non è un capolavoro assoluto del livello di Viaggio negli Arcipelaghi del Tempo o dei massimi vertici del prog italiano degli anni Settanta.

È però uno dei migliori album di progressive italiano pubblicati negli ultimi anni.

La lunga suite iniziale da sola giustifica l'acquisto per chi ama il prog classico. Il resto del disco mantiene un livello qualitativo elevato e dimostra che i Delirium possiedono ancora una voce autentica.

In un'epoca in cui molte reunion vivono di rendita, questo album ha qualcosa da dire.

Valutazione complessiva: 7,5/10

Collocazione nel canone Delirium:

  1. Delirium III – Viaggio negli Arcipelaghi del Tempo (1974) 
  2. Lo Scemo e il Villaggio (1972)
  3. Sesta Strada Lungo il Tempo (2026)
  4. Dolce Acqua (1971)
  5. L'Era della Menzogna (2015)
  6. Il Nome del Vento (2009)

    Per un amante del prog italiano storico, è probabilmente l'uscita più significativa del 2026 insieme alle nuove produzioni provenienti dall'area Black Widow e dal filone del progressive sinfonico italiano contemporaneo.

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