Un viaggio sinfonico tra innocenza perduta, cosmo e redenzione
Con Wherever Forever, Dave Allen firma il suo lavoro più ambizioso e compiuto sotto il nome Spirergy. Terzo capitolo dopo Aeon (2023) e Journey Beyond (2024), questo album pubblicato il 1° gennaio 2026 su etichetta indipendente suona come una dichiarazione di piena consapevolezza artistica. Non tanto un punto di arrivo quanto un momento di equilibrio raro, in cui visione, tecnica e scrittura trovano una forma stabile e riconoscibile.
Allen è qui assolutamente solo, ma paradossalmente non è mai stato così “affollato”: di idee, di stratificazioni emotive, di riferimenti alla grande tradizione del progressive rock britannico e nordamericano. Riferimenti evidenti, sì, ma mai passivi: Rush, Yes, il prog sinfonico classico e quello melodico convivono filtrati da una sensibilità moderna, narrativa e profondamente umana. La produzione, pulita e potente, curata da Colin McKay, valorizza ogni dettaglio senza mai sacrificare il respiro naturale dei brani.
Un uomo-orchestra, ma soprattutto un narratore
Dave Allen colpisce non solo per la sua abilità multi-strumentale — impressionante e ormai assodata — ma per la capacità di mettere la tecnica al servizio del racconto. Basso, chitarre, tastiere, programmazione e voce non competono mai tra loro: cooperano, dialogano, costruiscono scene.
Il basso è spesso protagonista, con un suono elastico e deciso, capace di guidare la musica senza sovrastarla. Le chitarre alternano lirismo e potenza, mentre le tastiere non si limitano a riempire gli spazi, ma creano veri e propri ambienti emotivi. La voce, infine, è uno degli elementi più personali: non perfetta in senso accademico, ma intensa, credibile, capace di sostenere registri alti e passaggi più intimi con grande espressività.
I temi: guerra, innocenza, speranza, infinito
Wherever Forever è attraversato da una tensione costante tra fragilità umana e aspirazione cosmica. Le liriche parlano di conflitti, invasioni, perdita dell’innocenza, ma anche di ritorno, di casa, di sogno e di trascendenza. È un disco che guarda il mondo contemporaneo senza proclami ideologici, ma con una compassione evidente per chi subisce la Storia, spesso senza voce.
Brano per brano
Innocent Hearts apre l’album in modo esemplare. Il brano cresce gradualmente, partendo da un’introduzione più raccolta per poi lasciare spazio a basso e chitarre sempre più incisivi. Il tema della guerra vista dagli occhi degli innocenti è trattato con sobrietà e forza emotiva. La struttura accompagna perfettamente la narrazione, passando dalla fragilità iniziale a una tensione più marcata, prima di chiudersi in modo riflessivo.
When They Came amplia l’orizzonte narrativo, raccontando l’arrivo dell’invasore attraverso un’alternanza ben calibrata di tensione e slancio melodico. Qui Allen gioca molto sul contrasto tra una musica energica e testi cupi, creando una sensazione di inevitabilità tragica. Il lavoro di chitarra è brillante, mentre il basso rimane costantemente in primo piano, guidando i cambi dinamici con sicurezza.
Con Carry Me Home si entra nel cuore emotivo del disco. È un’epica progressiva luminosa, sorprendentemente ottimista nonostante il contesto drammatico. Le influenze yesiane sono riconoscibili, ma rielaborate con personalità. Il tema del ritorno e della salvezza è sostenuto da una melodia memorabile e da una struttura ricca di variazioni, che mantiene sempre viva l’attenzione. Uno dei momenti più alti dell’album.
See It In Your Eyes è una parentesi strumentale di grande eleganza. Pianoforte e chitarra dialogano con naturalezza, creando un’atmosfera sospesa e quasi cinematografica. Un brano breve ma essenziale, che contribuisce all’equilibrio complessivo del disco.
Falling From the Sky riporta l’ascoltatore in territori più oscuri e teatrali. I sintetizzatori costruiscono un paesaggio inquietante, mentre la voce assume un tono carico di presagio. La chitarra solista ha un taglio drammatico e il basso ribolle sotto la superficie, rendendo il brano uno dei più intensi e cupi del disco.
Con It’s Here Again l’atmosfera si fa più diretta e luminosa. È probabilmente il brano più immediato dell’album, una sorta di respiro dopo le tensioni precedenti. La melodia è chiara, l’arrangiamento essenziale ma curato, e il messaggio arriva senza bisogno di sovrastrutture.
In the Small House è uno dei momenti più riusciti del lavoro. Parte in modo intimo e malinconico, quasi domestico, per poi aprirsi gradualmente in una sezione più potente e catartica. La voce di Allen qui è particolarmente efficace, soprattutto nei passaggi più drammatici, mentre la costruzione strumentale accompagna con intelligenza l’evoluzione emotiva del brano.
La title track Wherever Forever chiude l’album con sedici minuti di progressive sinfonico ben dosato. Non è un esercizio di stile, ma un vero e proprio viaggio musicale. I temi si susseguono con naturalezza, il tempo si dilata, il basso guida la progressione mentre tastiere e chitarre disegnano paesaggi sonori ampi e suggestivi. Un finale che privilegia la contemplazione più che l’effetto, lasciando spazio all’immaginazione dell’ascoltatore.
Conclusione
Wherever Forever è un disco che si apre lentamente, ma che ripaga con una visione musicale ampia, curata e coerente. Dave Allen firma un’opera matura e consapevole, capace di muoversi con naturalezza nel territorio del progressive rock moderno, senza forzature e senza nostalgia fine a se stessa. Un album che cresce ascolto dopo ascolto e che merita tempo, attenzione e silenzio intorno.
Track list
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Innocent Hearts – 6:38
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When They Came – 9:04
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Carry Me Home – 10:20
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See It In Your Eyes – 5:10
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Falling From the Sky – 7:13
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It's Here Again – 7:09
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In the Small House – 9:31
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Wherever Forever – 16:00
Total time: 71:05
Credits
Spirergy
Dave Allen – guitars, bass, keyboards, programming, vocals
Mixed and mastered by Colin McKay
Label: Self-released
Format: CD, Digital
Release date: January 1, 2026

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