sabato 31 gennaio 2026

Barock Project – Live Voyager



Ascoltare Live Voyager significa entrare nel cuore pulsante dei Barock Project, là dove la loro scrittura raffinata incontra il rischio e la verità del palco. Non è un semplice “best of” dal vivo, ma un documento sonoro coerente, pensato come un vero viaggio narrativo, in cui il repertorio recente dialoga con il passato senza nostalgie di maniera.

Il doppio CD si apre in modo emblematico con Carry On: l’ingresso dei fiati campionati e delle tastiere orchestrali di Luca Zabbini è solenne, quasi programmatico. Il suono è subito compatto, leggibile, con una resa che privilegia la dinamica più che la spettacolarizzazione. La band sceglie tempi mai affrettati, lasciando respirare arrangiamenti e incastri armonici. La transizione naturale verso Summer Set You Free conferma uno dei marchi di fabbrica del gruppo: la capacità di fondere potenza rock e linguaggio sinfonico, con un Hammond corposo e aggressivo che richiama apertamente la grande tradizione prog, senza scadere nell’imitazione sterile.

La parte centrale del primo disco mette in evidenza l’equilibrio interno della band. Happy To See You gioca su una leggerezza solo apparente, sostenuta da un raffinato lavoro corale e da una progressione strumentale che cresce con misura. Nei brani più ambiziosi, come An Ordinary Day’s Odyssey e Voyager, emerge la maturità compositiva del gruppo: strutture complesse ma sempre guidate da un forte senso melodico, con Marco Mazzuoccolo e Zabbini che si alternano nel ruolo di protagonisti senza mai sovrapporsi inutilmente. La sezione ritmica di Francesco Caliendo ed Eric Ombelli è solida, precisa, fondamentale nel mantenere coesione anche nei passaggi più articolati.

The Lost Ship Tavern è un esempio interessante di controllo timbrico: l’introduzione più “fredda” lascia presto spazio a un tessuto orchestrale caldo e avvolgente, mentre la band resiste alla tentazione di accelerare, mantenendo un groove elegante e trasparente. Il primo disco si chiude con uno dei momenti emotivamente più intensi: Broken, intima e misurata, e Alone.

Ed è proprio qui che assume grande valore la presenza di Peter Jones, ospite vocale sul brano conclusivo ma, soprattutto, figura tutt’altro che marginale nell’economia artistica di questo live. Jones — noto per il suo ruolo nei Camel e per il progetto solista Tiger Moth Tales, una delle espressioni più personali e colte del prog contemporaneo britannico — è infatti coautore insieme a Luca Zabbini di tre brani presenti in scaletta (Happy To See You, Broken e Alone), a conferma di un sodalizio creativo profondo e non episodico.

Questa collaborazione si avverte chiaramente nella scrittura melodica e nell’approccio emotivo dei brani, dove la sensibilità narrativa tipica di Jones si fonde con l’impianto sinfonico e barock-oriented dei Barock Project. In Alone, da lui anche interpretata vocalmente, la sua voce aggiunge un ulteriore livello di intensità e introspezione, trasformando il brano in uno dei vertici emotivi dell’intero concerto e in un autentico punto di contatto tra la scuola prog italiana e quella britannica.

Il secondo CD si apre con Overture, vera dichiarazione d’intenti strumentale: qui Zabbini mette in mostra un bagaglio tecnico e culturale impressionante, muovendosi tra pianismo classico, orchestrazioni sinfoniche e Hammond di scuola emersoniana con naturalezza e gusto. Morning Train e Voyager’s Homecoming confermano l’efficacia del materiale di Time Voyager in contesto live: brani complessi, ricchi di cambi metrici e temi ricorrenti, che dal vivo acquistano ulteriore tensione e slancio, anche grazie a una chitarra spesso dal sapore queeniano, lirica ma mai ridondante.

Con Tired e The Longest Sigh il clima si fa più solenne e teatrale. Il primo gioca su contrasti evidenti tra introduzione lirica e sviluppo energico, mentre il secondo rappresenta una sorta di summa stilistica dei Barock Project: grandi temi sinfonici, passaggi virtuosistici, cambi di atmosfera e una gestione delle dinamiche davvero notevole. La chiusura affidata a Fool’s Epilogue è una scelta quanto mai appropriata: un brano dal respiro classico, che cresce progressivamente fino a un finale enfatico e maestoso, degno epilogo di un concerto costruito con intelligenza e passione.

Live Voyager restituisce l’immagine di una band pienamente consapevole dei propri mezzi, capace di onorare la tradizione del progressive rock europeo senza rimanerne prigioniera. La fusione tra rock e linguaggio classico, l’attenzione alla melodia, la qualità esecutiva e una notevole coesione d’insieme rendono questo doppio live non solo un regalo per i fan, ma una testimonianza autorevole di ciò che i Barock Project rappresentano oggi: una delle realtà più solide, colte e sincere del progressive contemporaneo.



Track list

CD 1

  1. Carry On

  2. Summer Set You Free

  3. Happy To See You

  4. An Ordinary Day’s Odyssey

  5. Voyager

  6. The Lost Ship Tavern

  7. Broken

  8. Alone

CD 2

  1. Overture

  2. Morning Train

  3. Rescue Me

  4. Voyager’s Homecoming

  5. Tired

  6. The Longest Sigh

  7. Fool’s Epilogue


Credits

Barock Project

  • Alex Mari – lead vocals, acoustic guitars

  • Luca Zabbini – keyboards, backing vocals, acoustic guitars

  • Marco Mazzuoccolo – electric guitars

  • Francesco Caliendo – bass

  • Eric Ombelli – drums

Special guest

  • Peter Jones – vocals (Alone)

Release information

  • Label: Self-released

  • Format: CD, Digital

  • Recorded live during the 2025 tour

  • CD release: November 14, 2025

  • Digital release: January 7, 2026

mercoledì 21 gennaio 2026

Pavlov’s Dog – Wonderlust

 



Cinquant’anni dopo Pampered Menial, parlare di un nuovo album dei Pavlov’s Dog è un terreno scivoloso.

Il rischio è sempre lo stesso: scambiare la fedeltà per indulgenza.
Wonderlust, invece, mi ha costretto a fare una cosa più scomoda: ascoltare senza protezioni.

venerdì 16 gennaio 2026

Tritop – Tritop 120

 



Con Tritop 120, i Tritop compiono un passo deciso verso una scrittura più strutturata e consapevole, spingendo ulteriormente quella tensione tra ambizione formale e controllo esecutivo che già caratterizzava Rise of Kassandra (2023). Non si tratta semplicemente di un secondo album: è un lavoro che ragiona in termini architettonici, dove ogni scelta – tematica, timbrica, ritmica – risponde a un disegno più ampio.

giovedì 15 gennaio 2026

Spirergy – Wherever Forever

 



Un viaggio sinfonico tra innocenza perduta, cosmo e redenzione

Con Wherever Forever, Dave Allen firma il suo lavoro più ambizioso e compiuto sotto il nome Spirergy. Terzo capitolo dopo Aeon (2023) e Journey Beyond (2024), questo album pubblicato il 1° gennaio 2026 su etichetta indipendente suona come una dichiarazione di piena consapevolezza artistica. Non tanto un punto di arrivo quanto un momento di equilibrio raro, in cui visione, tecnica e scrittura trovano una forma stabile e riconoscibile.

venerdì 9 gennaio 2026

King Crimson – In the Court of the Crimson King

 


La nascita del mito, il primo trono del rock sinfonico

C’è un momento, nella storia del rock, in cui la luce psichedelica degli anni Sessanta si spegne, e al suo posto si accende un’altra fiamma: più fredda, più severa, più consapevole. È la fiamma che illumina la Corte del Re Cremisi, l’istante in cui la musica popolare decide di non accontentarsi più del cielo, ma di farsi architettura, visione, tempio.

mercoledì 7 gennaio 2026

Mad Men Moon – Teatro CortéSe, Napoli – 6 gennaio 2026

 


Mad Men Moon – Teatro CortéSe, Napoli – 6 gennaio 2026

Fedeltà, interpretazione e identità: i Genesis tra passato e presente

Seguire una tribute band per oltre vent’anni non significa semplicemente assistere a concerti: significa costruire un rapporto, osservare un’evoluzione, riconoscere continuità e fratture. Nel caso dei Mad Men Moon, questo rapporto nasce nel lontano 2003, in un locale fumoso di provincia napoletana, quando la band muoveva i primi passi con entusiasmo artigianale e una teatralità genuina, incarnata allora dal primo cantante Marco Signore con i suoi travestimenti ironici.

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